Whisky, sangue e
pallottole
Autrice: Tizzy (it’s me)
Periodo di produzione : Giugno-Luglio 2005
Genere: Universo alternativo, spuffy, gli eventi narrati
sono completamente slegati dalle storie di BTS/ATS, ma ne
utilizzano i personaggi.
Disclamer: appartiene tutto a Joss e Co., a parte la storia
quella è mia, scritta per puro piacere.
Rating: fate un po’ voi.
Los Angeles ( giugno 2005):
Il telefono prese a squillare allegramente, peccato che io
non fossi per niente allegro. Ero reduce da una nottata che
dire schifosa è dire poco.
Dopo mesi di appostamenti, ero finalmente riuscito ad
inchiodare una banda di narcotrafficanti. Ce li avevo in
pugno, Boss compreso, quando dal nulla ti arriva una
ragazzetta e tutto va a puttane.
La tipa, di cui ora non ricordo il nome, era uno di quei
fattorini che consegnano la pizza a domicilio. Povera
ragazza, doveva avere sbagliato indirizzo e si era ritrovata
coinvolta in una brutta situazione, la sua vita è finita
prima ancora di cominciare.
Maledetto telefono continua a squillare, ho la testa che mi
scoppia, dopo tutto quel casino, ho finito per fare come al
solito; mi sono ubriacato. Ed ora mi trovo sepolto sotto le
coperte cercando di annullare quel maledetto suono che mi
trapana il cervello.
Dieci squilli e non accenna a smettere! Ho capito chi è che
chiama, è il mio capitano, solo lui può essere capace di
stare attaccato anche mezz’ora, aspettando che qualcuno
risponda.
Liam O ’Connor, detto anche Angel o Angelus a seconda di
come gli butta. Il guaio è che sono più le volte in cui
butta male, che quelle bene e quando è Angelus, diventa un
vero bastardo. Uffa…tanto vale che risponda.
<< Pronto..chi rompe? >> chiedo con voce gracchiante.
<< Muovi il culo e vieni subito qui! >> abbaia Angelus.
<< Scordatelo! Il mio turno è finito alle 2.00, oggi sono di
riposo! >> sbotto seccato.
<< Vorrà dire che riferirò il messaggio al tenente Finn!
Sarà felice di farti una visita a casa! >> dice soave.
La sua è perfidia pura, sa che non sopporto quel pesce lesso
della disciplinare. Ci manca solo che venga a ficcare il
naso a casa mia.
<< Che diavolo vuole il soldatino?>> chiedo.
L’ho soprannominato così perché sembra uno di quei
pupazzetti con cui giocano i bambini.
<< Ha saputo della sparatoria di stanotte! Lo sai…quello ti
tiene d’occhio! Ecco perché ti voglio subito qui! >> abbaia
preoccupato.
<< OK! Dammi un’oretta e ti raggiungo! >> capitolo.
<< Trenta minuti, non un secondo di più! >> ribatte.
Sbatto giù il telefono senza rispondergli, poi mi alzo con
fatica. Il mal di testa è niente in confronto alla
sensazione che prova il mio stomaco.
Un caffè, ho bisogno di un caffè, senza non riesco a
connettere. Per fortuna ieri sera ho inserito il timer ed
ora la caffettiera ha la caraffa piena. Fantastico, scuro e
forte e bollente come piace a me!
Me ne sparo due tazze, la seconda l’assaporo lentamente,
mentre sento che le mie papille gustative hanno ripreso a
funzionare. Anche il cervello e lo stomaco, sembrano essere
tornati a posto, ergo posso nutrirmi. Prendo dal frigo una
tazza del mio nettare preferito e la metto a scaldare per
qualche secondo nel micro-onde, lo odio quando è freddo.
Mmmm adoro quel sapore dolciastro e leggermente ferroso.
Ora sono decisamente OK! Rettifico, mi sento bene ma puzzo
come una capra, forse sarà meglio che vada a farmi una
doccia.
A passo stanco, raggiungo il bagno e mi fiondo sotto
l’acqua. E’ fantastico sentire il mio corpo che si riscalda
a contatto con quella pioggia calda, ci starei per sempre ma
devo spicciarmi.
Esco, avvolto da una nuvola di vapore e prendo ad
asciugarmi, intanto mi guardo nello specchio. Non mi piace
molto quello che vedo. I miei capelli castani, sono un
ammasso di riccioli ribelli. Ma il problema non è tanto
quello, quanto è che si vede la ricrescita del mio colore
naturale. Devo correre ai ripari, il soldatino ci farebbe
certo caso. Prendo dal mobiletto un composto di mia
invenzione e prendo a frizionare la cute, poi mi sciacquo
sotto il lavandino e voilà, adesso nessuno crederebbe che io
in realtà sia…..lasciamo perdere, adesso devo pensare ai
miei occhi.
Il loro vero colore è azzurro, ma per le stesse ragioni che
mi costringono a tingere i capelli, devo portare lenti a
contatto marroni. Adesso di corsa in camera a vestirmi, un
paio di minuti e il mio travestimento è completo. Sembro uno
di quegli impiegati stanchi e dimessi che lavorano da anni
in un ufficio.
Scendo in strada e monto sulla mia auto, una semplice
utilitaria. Anche questa è tutta scena, in realtà adoro le
auto sportive.
Tempo dieci minuti e sono davanti alla centrale di polizia,
lancio le chiavi dell’auto all’addetto perché me la
parcheggi ed entro.
Mi dirigo verso la sezione narcotici, è lì che lavoro da
cinque anni. Entro senza bussare nell’antro della belva,
vale a dire Angelus e poi mi sprofondo nella poltrona
davanti a lui.
<< Sei in ritardo! >> ringhia.
<<Non credo proprio! >> il mio ringhio è decisamente
diverso, serve a rimetterlo al suo posto.
Ufficialmente lui è il capo e io una delle sue pedine, ma in
realtà sappiamo bene chi è che comanda. Infatti cambia
leggermente tono. Lo guardo, è più alto di me di una decina
di centimetri, è anche più massiccio. Capelli neri sparati
da tutte le parti a furia di passarci le mani, occhi dello
stesso colore. Dio come assomiglia a suo padre.
<< Voglio sapere che cazzo è successo stanotte! >> a quanto
pare vuole andare subito al sodo.
<< Hai il rapporto lì, perché non lo leggi? >> esclamo con
il mio solito tono di voce strafottente, mentre mi accendo
una sigaretta, infischiandomene del cartello che spicca
nell’ufficio e che vieta di fumare.
<< L’ho letto, ma non ci capisco niente, sembra che sia
stato scritto con i piedi! >> intanto prende dal cassetto un
portacenere e me lo tende, poi si alza per aprire la
finestra.
Io dal canto mio prendo in mano, il rapporto incriminato e
gli do una scorsa. In effetti è decisamente scadente, dovevo
essere già mezzo sbronzo quando l’ho buttato giù.
<< Beh! Allora…>> mi incita.
Io prendo ad agitarmi nella poltrona, sto cercando il mio
notes e non riesco a trovarlo in nessuna tasca. Mi sento
tanto il tenente Colombo in quel momento. Alla fine mi
arrendo, devo fare affidamento alla mia memoria e cerco
quindi di concentrarmi.
<< Ho seguito due acquirenti presso una palazzina in Main
Street, avevano con loro una valigetta con il denaro, mi
sono appostato e poco dopo è arrivato il venditore, anche
lui ne aveva una con dentro la merce. A quel punto ho
chiamato la centrale per richiedere rinforzi! >> inizio a
spiegare.
<< Perché non hai aspettato che arrivassero? >> mi chiede
lui imbronciato.
<< Era quello che stavo maledettamente facendo…..quando è
arrivata questa ragazzetta….Maclay, Tara Maclay…aveva con sé
una pizza…peperoni e salamino piccante….doveva evidentemente
consegnarla, ma aveva sbagliato indirizzo, ha suonato alla
porta della palazzina, prima che io potessi intervenire in
qualche modo, quei bastardi dentro hanno iniziato a sparare
contro la porta, uccidendola! >> sento la rabbia che mi sale
dentro al solo ricordo.
<< Mi stai dicendo che sono stati loro ad incominciare…senza
nessuna ragione apparente? >> mi chiede scettico.
<< Ohhh una ragione ce l’avevano eccome…l’ho scoperta solo
dopo! Comunque sia a quel punto sono intervenuto, sono corso
dalla ragazza, intanto chiamavo il 911, ma quando sono
arrivato lì ho capito che non c’era più niente da fare, così
ho buttato giù la porta e cominciato a fare fuoco, ne ho
colpiti due, ma il terzo stava già scappando dall’uscita sul
retro. Era il Boss con la roba. >> la rabbia sta aumentando,
odio quando un delinquente mi scappa.
<< Già, ne hai preso uno alla spalla e uno nelle chiappe! >>
dice sghignazzando.
<< Lo sai, se posso cerco di evitare di colpire punti
vitali! >> le mie sopracciglia stanno andando su e giù.
<< Lo so, lo so! E adesso mi vuoi spiegare che ragione
avevano quelli per combinare questo casino? >> è tornato
serio.
<< Io te lo dico, ma tu promettimi di stare calmo! Quei
bastardi avevano una radio sintonizzata sulla frequenza
della polizia, evidentemente qualcuno dei nostri bravi
ragazzi non ha mantenuto il silenzio radio mentre veniva sul
luogo. Quando hanno sentito il campanello avranno pensato
che fossimo noi e hanno agito di conseguenza. >> l’osservo
attentamente aspettando la sua reazione.
Sta cercando di contenersi, ma il suo viso sta cambiando
colore così velocemente che quasi non riesco a stargli
dietro. Bianco, rosso, blu, marrone….ecc. ecc. L’esplosione
che ne segue è inevitabile.
<< Ma io li licenzio! Li degrado! Li mando alla corte
marziale! >> è partito per la tangente.
<< Guarda che siamo in polizia non nell’esercito! E meno
male che ti avevo detto di stare calmo! >>cerco di
sdrammatizzare.
<< Mi sa che tu passi troppo tempo con il soldatino….>>
aggiungo.
Accidenti a me e a quando l’ho nominato, sento bussare alla
porta e subito dopo il bietolone entra, senza neppure
aspettare di essere invitato.
<< Capitano O ’Connor… >> fa il lecchino.
<< Tenente Tale…>> sguardo di disprezzo nei miei confronti.
Se si aspetta che mi alzi in segno di riguardo si sbaglia di
grosso, in fondo abbiamo lo stesso livello di servizio, mi
limito a fargli un cenno con la testa.
Quello che si alza, invece è Liam, d’altronde lui deve
mantenere buoni i rapporti con quelli della disciplinare.
<< Tenente Finn…a cosa dobbiamo la sua presenza fra noi? >>
fa tutto l’Angel, ma io lo conosco non mi frega.
<< Pensavo che l’ufficio l’avesse informata, è a proposito
della sparatoria di stanotte! >> risponde il lecchino.
<< Non vedo come questa cosa, possa interessare al suo
dipartimento! >> si inizia a vedere Angelus che viene fuori,
anche se dentro sta ancora fumando, il suo sorriso è
perfetto.
<< Una civile è morta in uno scontro a fuoco….è nostro
dovere indagare come si sono svolti gli eventi! >> il
soldatino si sta innervosendo.
Mi sembra di stare ad osservare una partita a tennis, i mio
sguardo corre fra i due che si stanno fronteggiando, il
servizio ora tocca a Liam.
<< Credo che sia stato informato male….>> ecco che si sta
preparando al colpo.
<< ….la ragazza…è stata uccisa “prima” che lo scontro avesse
inizio! >> 15-0 per Angelus.
<< E’ questa la versione che ha “dato” Tale? >> dice
scettico indicandomi, spiacente amico hai colpito dietro la
linea.
Vorrei rispondere, ma Liam mi batte sul tempo.
<< No, questa è la versione del medico legale! Supportata
dall’esame della balistica! >> dice tendendo i documenti
all’indirizzo del beota, mentre il suo sorriso si fa
perfido.
Bastardo di un Angelus ha fregato anche me! Chissà da quanto
aveva i risultati degli esami e non me ne ha fatto parola.
Comunque sia ora siamo 30-0.
Il soldatino scorre velocemente i documenti, cercando
qualche magagna, ma fortuna per me non ne trova. Irritato
sbatte i fogli sulla scrivania.
<< E allora come si spiega quello che è successo? >> non
vuole ancora arrendersi.
Angelus si risiede comodamente sulla sua poltrona e inizia a
raccontare le cose che gli ho detto. Sembra quasi avere
ingoiato un registratore, tanto ripete parola per parola.
Alla fine il soldatino è costretto alla resa.
<< Capisco…quindi si è trattato di uno stupido equivoco! >>
farfuglia.
Ora è sulle spine e non sa come trarsi d’impaccio. La sua
unica possibilità è la fuga e la inforca velocemente. Prima
di uscire però mi lancia uno sguardo come a dire “ questa
volta l’hai passata liscia, ma la prossima sei mio!”. Sogna,
sogna pure gli risponde il mio viso. Angelus ha vinto, 6-0.
Adesso è però giunto il mio turno, intuisco che Liam vuole
farmi la ramanzina.
<< Hai idea di cosa ho dovuto fare per avere in tempo utile,
il risultato di quei test? Per questa volta sono riuscito a
salvarti il culo, ma quello è uno tosto! Spike, devi stare
più attento! >> mi sgrida come se fosse la mia mamma.
Vorrei ribattere, ma sentirmi chiamare con il mio soprannome
preferito mi intenerisce. Non ricordo più da quanto tempo
non mi chiama così. Una volta lo faceva sempre.
Improvvisamente, sento un formicolio alla base del collo.
Sono passati molti anni dall’ultima volta che ho sentito una
sensazione simile, ma so bene cosa significa.
Mi alzo di scatto e mi precipito a sbirciare dalla finestra
dell’ufficio. Di sotto vedo due ragazze e un ragazzo che
stanno entrando nell’edificio.
<< Ehi! Che ti prende? >> mi chiede Liam vedendo la mia
strana reazione.
<< La Cacciatrice, è appena entrata dentro! >> rispondo
brusco.
<< Cosa? Una donna con un fucile è appena entrata? Devo
avverti….>> esclama agitato, ma una botta in testa da parte
mia lo interrompe.
Mentre gli strappo di mano la cornetta del telefono sbotto
irritato.
<< Piantala di fare il cretino…altrimenti ti metto sulle
ginocchia e ti sculaccio come quando avevi cinque anni! Ho
detto “La Cacciatrice!”, la prescelta, l’unica, la sola “La
Cacciatrice!” >> dico guardandolo serio.
<< OH! Intendi….quella….>> e sbianca di botto.
<< Che accidenti ci è venuta a fare qui? >> chiede confuso.
<< Non lo so! A quanto ne sapevo viveva a Sunnydale! >>
rispondo mentre vado a sbirciare dai vetri che dividono il
suo ufficio dal resto della sezione. Per farlo alzo
leggermente le tapparelle.
Lui mi ha seguito e sta facendo lo stesso.
<< Riesci a vederla? >> mi chiede.
<< A parte il fatto che non ho la più pallida idea di che
faccia abbia….credo che sia una di quelle due che stanno
arrivando in questo momento! >> gli dico indicandole.
<< Quella dai capelli rossi la conosco…è Willow Rosemberg,
la compagna della ragazza uccisa. E’ venuta questa mattina
presto assieme a quel ragazzo Xander…non mi ricordo più,
sono venute per il riconoscimento della salma! >> salta su
lui.
<< Cavolo, stanno venendo qui! >> aggiunge.
Sono fottuto, a meno di non saltare dalla finestra, non
esiste altro modo per scappare. L’idea mi tenta, ma mi rendo
conto che farei solo una stupidaggine, anche perché di sotto
c’è il soldatino e non mi conviene attirare la sua
attenzione.
Visto che non posso fare altro, mi appoggio con le spalle al
vetro e lascio che la luce del sole mi illumini. Forse
questo la confonderà.
Liam si è intanto riseduto dietro la scrivania, ha capito il
mio piano e cerca di assumere un aspetto normale. Qualcuno
bussa alla porta, sono loro. Ottenuto il permesso di entrare
si accomodano dentro e visto che ci sono solo due poltrone,
solo le ragazze si siedono, mentre il ragazzo resta in
piedi. Un gentiluomo, ne rimangono pochi oggigiorno.
Quella dai capelli rossi si vede che deve avere pianto a
lungo, il ragazzo dietro di lei le massaggia dolcemente le
spalle, l’altra, una biondina le stringe forte una mano.
Poi alza il suo sguardo verso di me, ed io mi perdo. Non ho
mai visto occhi simili, verdi come smeraldi. E il suo
profumo, incredibilmente dolce, mi arriva alle narici,
sconvolgendomi. E’ lei la cacciatrice, ne sono sicuro,
maledizione!
<< Jake! Ci sei? >> mi richiama Angel.
Dovevo essere caduto in una sorta di trance.
<< Dove vuoi che sia! >> rispondo a tono.
<< Scusa, mi era sembrato che fossi distratto! >> mi
sbagliavo è Angelus.
<< Volevo fare le presentazioni…Il tenente Jake Tale, è
l’uomo che ha cercato di soccorrere la vostra amica! >>
spiega a tutti.
Uno ad uno si sporgono verso di me con le mani tese.
<< Willow Rosemberg!……le…le sono… grata….per quello che ha
cercato di fare! >> dice la rossa scoppiando di nuovo a
piangere.
<< Xander Harris! >> semplice ma diretto.
<< Buffy Summers! >> fredda come il marmo.
Ahi, Ahi, mi sa proprio che il bluff non è riuscito. Dal suo
sguardo capisco che seppur confusa, ha intuito qualcosa.
Liam, intanto ha iniziato a spiegare ai tre cosa è successo
alla loro amica. Questo mi da il tempo di concentrarmi su di
lei.
Sono in vita (per modo di dire) da un sacco di tempo, ma mai
nessuna donna mi ha fatto quell’effetto, cacciatrice o no!
E’ come se sentissi il mio cuore di nuovo battere. Non
riesco a distaccarne lo sguardo, è come una droga ed io ne
sono già assuefatto. Curioso paragone, visto il mio lavoro.
Mi riscuoto appena in tempo, il sermone è finito e gli
ospiti si stanno alzando per andarsene. Sento di dovere dire
qualcosa.
<< Farò tutto il possibile per prendere il bas..il
delinquente che è scappato, questa è una promessa! >> non so
ancora quanto queste parole si riveleranno fatidiche.
Ricevo un paio di sguardi riconoscenti, mentre il terzo
resta vigile. Eh no, non l’ho proprio fregata!
Quando finalmente escono, Liam si butta a peso morto sulla
poltrona, esausto. Mi rendo conto che è stato in tensione
per tutto il tempo del colloquio, era ed è ancora
preoccupato per me. La sola cosa che posso fare è battergli
affettuosamente una mano sulla spalla, per rassicurarlo. In
fondo lui è come un figlio, lo conosco da quando è nato.
<< Qual è delle due?>> mi chiede ansioso.
<< La bionda! >> rispondo brevemente. Mentalmente me la sto
rivedendo al rallentatore.
<< Pensi che abbia capito? >> è sempre più ansioso.
Io però non lo seguo più, sono di nuovo perso nel ricordo di
quegli occhi.
<< Ehi! Ti senti bene? >> la sua voce mi giunge da lontano.
Con uno sforzo cerco di tornare alla realtà.
<< Si, sto bene…è solo che….. >> mi decido a rispondere.
<< Per un attimo mi sei sembrato strano…non ti avevo mai
visto un’espressione simile…se non sapessi di
sbagliare….avevi la faccia di uno che è innamorato cotto! >>
non hai idea di quanto sei nel giusto, nemmeno io a dire il
vero.
<< Scherzi! Stavo solo riflettendo…no, non l’ha bevuta, è un
tipo sveglio mi sa! >> rispondo alterato.
<< Che hai intenzione di fare? Non vorrai ucciderla, vero?
>> ora la preoccupazione ha raggiunto il livello di guardia.
<< No, non è come le altre…lei è diversa! >> ancora non so
quanto profetiche saranno le mie parole.
<< Allora, come intendi agire? >> non demorde.
<< Mi limiterò a starle alla larga, ma voglio sapere come è
finita qui! Voglio andare da Willie per avere informazioni!
Magari mi sarà utile anche per quell’altra faccenda, lui ha
intrallazzi un po’ dappertutto! >> dico spiegando le mie
intenzioni.
Non lo avessi mai fatto, Liam salta su come una furia quasi
aggredendomi.
<< Ma tu sei tutto scemo! Ti rendi conto di come sia
pericoloso fare una cosa del genere? I clienti di quel
tanghero ti odiano tutti! Senza considerare poi che Finn ti
marca stretto! Che faresti se scoprisse tutto? >>.
<< Tranquillo, cucciolone, quella gente non mi fa
paura….quanto al soldatino….si da il caso che conosca un suo
segretuccio, se fa tanto di rompermi le scatole, non so chi
ci rimetterebbe….se io o lui! >> ghigno serafico.
<< Che segreto? >> chiede subito interessato.
<< E no…non te lo dico…altrimenti potresti fregarmi,
utilizzandolo per aiutare uno di quei scaldapoltrone là
fuori! >> sogghigno.
Prima che si metta a sbraitare o anche peggio ad implorare,
mi dileguo dalla porta. Lo so sono una carogna, so che
passerà tutto il giorno a chiedersi di cosa si tratta e alla
fine i suoi capelli staranno tutti dritti a mo’ di
porcospino.
Esco dalla centrale, ma non prendo la macchina. Il quartiere
in cui mi devo recare non è molto frequentato da auto,
preferisco non dare nell’occhio. E poi è una bella giornata
e una passeggiata è proprio quello che mi ci vuole.
Mano a mano che mi avvicino al luogo, l’atmosfera si fa
sempre più cupa. I raggi del sole sembrano fare fatica a
infiltrarsi fra quel dedalo di viuzze.
Sono fortunato, Willie è sul retro del suo bar che sta
gettando la spazzatura, non sarò costretto ad entrare, anche
se l’idea di farmi un po’ della mia bevanda preferita, mi
attirava.
Gli arrivo silenzioso alle spalle e lo afferro per una
spalla, per poi sbatterlo contro il muro.
<< Ciao Willie! A quanto ho saputo ci sono novità in giro!
>> dico ringhiando.
<< Sp…Spike…quanto tempo…è…bello rivederti! >> sta cercando
di salvarsi la pelle.
<<Poche stronzate! La cacciatrice è qui! E io credo che tu
sappia il perché, quindi se non vuoi guai ti conviene
dirmelo! >> abbaio mentre gli stringo una mano intorno al
collo. Senza metterci troppa forza però, in fondo lui è
umano.
Quello si rivela il metodo giusto, perché prende a parlare a
razzo.
<< E’ arrivata due mesi fa! >> cazzo così da tanto e io non
lo sapevo.
<< Sua madre si è dovuta trasferire per lavoro…sai i suoi
genitori hanno divorziato…così è venuta a vivere qui! Sta
rendendo la vita molto difficile ai miei clienti! Quella è
una vera dura! >> questo l’avevo intuito.
<< C’è altro? >> lo esorto.
<< Frequenta l’università e sembra che si sia fatta degli
amici…una di loro però è morta ieri sera! Ma tu dovresti
saperlo! >> incredibile come girino veloci le notizie in
questa città.
<< Che ne sai di questa storia? Parlo del trafficante! >>
visto che ci sono tanto vale approfittarne.
<< Poco, so solo che si chiama Warren….è un vero pezzo di
merda! >> detto da Will suona strano.
<< E….>> insisto.
<< Non so altro lo giuro! >> squittisce terrorizzato.
Non so perché ma gli credo.
<< Ora ascoltami bene, se vieni a sapere dove si trova
quello stronzo, voglio che tu mi avverta immediatamente!
Sono stato chiaro? Se lo farai sarai ben ricompensato! >>
dico, lasciando la presa e cercando nelle tasche il
pacchetto di sigarette.
Merda, me ne rimane solo una, devo ricomprarle. Intanto mi
accendo questa.
Willie intanto si sta massaggiando il collo e annuisce, sa
che gli conviene darmi ascolto. Poi veloce come un ratto
scappa.
A quel punto tanto vale che torni in centrale ad informare
Liam dei progressi. Per la strada però mi fermo a comprare
una stecca di sigarette e una bottiglia di Whisky, mi verrà
buona stasera.
Fra uno sbadiglio e l’altro faccio il mio bel riassuntino.
Sono stanco e ho dormito poco. Angel lo capisce e mi
rispedisce a casa. Rimonto su quel cesso della mia auto e
appena arrivato mi fiondo sul letto.
Dopo due secondi sono già nel mondo dei sogni, che questa
volta sono popolati da una biondina in stile ultra sexy.
Quando mi sveglio sono quasi le 8 di sera. E’ stato il mio
istinto a farmi svegliare, ho avvertito un rumore, qualcuno
sta cercando di entrare nel mio appartamento.
Silenzioso come un gatto, mi dirigo alla porta e mi metto in
modo da prendere di sorpresa lo scassinatore. Quando la
porta si apre capisco però di avere sbagliato, non è uno
scassinatore ma una scassinatrice, vale a dire lei.
Con una mossa veloce le sono dietro, le passo un braccio
intorno al collo, mentre afferro quello di lei e lo torco
dietro la sua schiena. Quando lei cerca di liberarsi,
rafforzo la presa, ma non troppo, non voglio farle del male.
<< Bene, bene, chi abbiamo qui? Miss Buffy Summers! Non sai
dolcezza che è un reato entrare di soppiatto a casa di un
poliziotto? >> esclamo ironico.
Lei sta cercando di utilizzare tutta la sua forza di
cacciatrice per sganciarsi, se continua così uno di noi due
rischia grosso, decido quindi di liberarla, spingendola via.
Con un’abile piroetta si pone di fronte a me, in posizione
da battaglia.
<< Tu non sei un poliziotto, sei un vampiro ed io uccido i
vampiri! >> questa battuta se la deve essere preparata
prima.
Devo farle capire che non ha niente da temere da me,
incrocio quindi le braccia sul petto e rimango in posizione
neutra mentre le dico.
<< Per tua fortuna e sfortuna, sono entrambe le cose! Quindi
vedi di darti una calmata…non sono un tuo nemico!>>.
Non so se è per l’effetto delle mie parole, o perché il suo
sguardo è stato calamitato alla lucida croce che brilla sul
mio torace nudo, già porto una catenina con una croce,
comunque sia lei si blocca confusa.
<< Si può sapere chi o cosa sei? >> chiede perplessa.
<< Pensavo di essere stato presentato, tenente Jake Tale,
del dipartimento narcotici di Los Angels! >> ghigno
sornione.
<< Nonché vampiro ultracentenario, il cui vero nome non ti
direbbe niente, anche perché non ho nessuna intenzione di
rivelartelo! >> aggiungo assumendo per un attimo il volto
della caccia, per poi tornare subito normale.
Mi sono reso conto che a quel punto tanto valeva gettare la
maschera, la ragazza mi attira troppo. Forse se le dirò come
stanno le cose potrei riuscire ad avere una chance con lei.
<< Allora non mi sbagliavo, sei veramente un vampiro! >> è
tornata sulla difensiva.
<< Non uno qualunque, baby! Io sono unico nel mio genere! >>
le dico sventolando la croce che porto al collo.
A quel punto il mio stomaco inizia a gorgogliare, e
passandoci una mano sopra sbotto.
<< Senti, non so tu…ma io ho una fame pazzesca…ti scoccia se
parliamo mentre mi preparo qualcosa da mettere sotto i
denti? >> prima che riesca a fare anche solo una mossa, io
mi sto già dirigendo verso la cucina.
Lei rimane con un palmo di naso, ferma nell’ingresso. Quando
mi raggiunge, io sono con la testa dentro il frigo, dal
quale ne tiro fuori uova, formaggio e prosciutto cotto. Ho
intenzione di farmi una bella omelette.
Mi guarda sospettosa mentre prendo una padella e la metto
sul fuoco. So destreggiarmi bene in cucina. Mentre scoccio
le uova in una terrina, le chiedo tranquillamente.
<< Ne vuoi anche tu? >>.
<< No, grazie! >> risponde sdegnosa.
Peccato che anche il suo stomaco prenda a brontolare
sonoramente.
<< A chi devo dare retta, al tuo pancino o a quella bella
boccuccia? >> dico mentre aggiungo due uova anche per lei.
Dopo cinque minuti le presento la mia opera d’arte davanti.
Fa venire l’acquolina in bocca, le ho pure decorato il
piatto con del prezzemolo. In un'altra vita ho persino fatto
lo chef.
Lei guarda il piatto e poi me, le sorrido invitante mentre
prendo a degustare la mia porzione. Lo so, sono un bastardo,
ma non ho ancora trovato qualcuna che possa resistermi, o
che possa resistere alle mie prelibatezze.
Infatti il profumino che l’omelette emana la fa resistere un
massimo di trenta secondi. E’ intimorita quando ne porta un
primo pezzetto alla bocca. Sghignazzo internamente quando
vedo l’espressione che fa, le piace, o se le piace!
In men che non si dica il piatto è di nuovo lucido, come se
fosse stato appena lavato.
<< Bene, adesso che siamo sazi…che ne dici di spiegarmi chi
sei? >> è tornata all’attacco.
<< Parla per te passerotto! Io non sono ancora sazio! >>
dico afferrando una pesca dal cesto della frutta.
Prendo a sbucciarla lentamente, come se stessi spogliando
una bella donna. La taglio a spicchi che poi depongo a
raggio di sole su di un piatto, per finire la bagno con del
vino rosso. Aggiungo un paio di stuzzicadenti e infilzatone
un pezzetto glielo porgo, tentandola.
Questa volta ci mette meno a decidersi e addenta affascinata
il prelibato frutto. Il vino le cola leggermente sul mento
facendomi desiderare di asciugarglielo in una sola maniera.
Ma è troppo presto per simili intimità.
Meglio tornare all’argomento in questione.
<< Per farti capire chi sono, devo raccontarti una lunga
storia! Pensi di farcela a starmi a sentire? >> le chiedo.
Lei annuisce, capisco che è ancora presa dalla malia che ha
coinvolto entrambi prima. La prendo a braccetto e la porto
fino al divano e lei mi segue, senza fare obbiezioni.
Adesso che siamo entrambi comodamente seduti, inizio a
narrare gli eventi che mi hanno fatto giungere fino a lì.
<< Sono nato nell’anno del signore 1687…>> inizio.
<< Per la miseria, facendo un conto…hai 320 anni! Dopo il
maestro, sei il vampiro più vecchio in cui mi sono
imbattuta! >> esclama lei sbigottita.
Sorvolo sul fatto che noi non ci siamo battuti, ma
incontrati.
<< Chi, il vecchio mastro ciliegia? >> esclamo.
Lei fa una faccia confusa.
<< Non hai mai letto Pinocchio da piccola? >> le chiedo.
<< No, ho solo visto il cartone animato! >> risponde. Ah la
gioventù d’oggi!
<< Nel libro, c’era un personaggio soprannominato mastro
ciliegia a causa del colore del suo volto, dovuto alla sua
tendenza a bere! >> le spiego pazientemente.
Lei capisce a cosa alludevo e ridacchia divertita.
<< Si, proprio lui! L’ho ucciso tanto perché tu lo sappia!
>> ora si sta dando delle arie.
<< Lo sapevo…per quanto mi riguarda hai fatto proprio bene!
Non lo sopportavo! >> le rispondo tranquillo.
Se pensavi di impressionarmi, gattina hai proprio sbagliato
uscio!
<< Lo conoscevi? >> chiede guardinga.
<<Si, non è stato esattamente un piacere! Stavo per
ucciderlo, quando mi propose un patto, era disposto a
rivelarmi il perché io fossi tanto diverso, ma solo se
promettevo di lasciarlo andare. Accettai! >> vediamo cosa
dici adesso!
<< Perché non lo hai ucciso dopo….avere saputo? >> chiede.
<< Non so tu, ma io prendo le promesse molto sul
serio…indipendentemente a chi le faccio! >> rispondo
irritato.
Vedo che il suo sguardo si ammorbidisce. Si sta ricordando
la promessa che ho fatto al commissariato. Ora sa che ho
intenzione di mantenerla. E’ bello sapere che ho il suo
rispetto, ma io miro ad avere la sua fiducia.
<< Scusa, ti prego continua con la tua storia! >> è
bellissima quando fa tutta la dolce come ora.
<< Stavo dicendo, sono nato a Londra il 20 Agosto 1687…>>
sto rincominciando dal principio, ma lei mi interrompe di
nuovo.
<< Sei Inglese? Non si direbbe dal tuo accento! Anche il mio
osservatore è inglese ma parla diversamente! >> mi sa che la
storia andrà per le lunghe.
<< Gran brutta razza, gli osservatori, non gli inglesi! >>
esclamo con il mio migliore accento britannico.
Di solito riprendo a parlare in quel modo solo quando sono
insieme a Liam e nessuno ci ascolta, è piacevole lasciarmi
andare anche con lei. La mia osservazione non ha però un
buon effetto su di lei.
<< Ehi! Cosa hai contro gli osservatori? Si dà il caso che
il mio sia una bravissima persona, gli voglio bene come e
più che a mio padre! >> esclama inviperita.
<< Calma bambolina, non volevo offendere nessuno! Per quanto
ne so, il tuo osservatore potrebbe essere l’eccezione che
conferma la regola. Io ne so qualcosa. Resta il fatto che la
maggior parte di quelli che ho…conosciuto…erano delle vere
canaglie! D’altronde tu come li chiameresti degli individui
che sanno pensare solo a loro stessi e se ne fregano
altamente se la loro protetta muore o peggio? Tanto ne verrà
fuori un’altra! >> odio fare queste ramanzine, ma è
necessario che la piccola inizi ad aprire gli occhi.
<< Cosa può esserci peggio della morte? In ogni caso Giles,
non è così! Tu non hai idea di quante volte mi abbia
aiutata, se non fosse stato per lui….lo sai che io sono la
cacciatrice più longeva da 500 anni a questa parte? E se è
così il merito non è certo tutto mio….ma anche suo e dei
miei amici! >> adesso inizio a capire perché lei è così
diversa.
Lei non combatte da sola come tutte quelle che l’hanno
preceduta. Ha una marcia in più, perché ha qualcuno che la
sostiene. E forse, per lei, avere qualcuno d’importante da
proteggere, le dà una forza che altre non hanno mai avuto.
<< Sono felice per te! Sai, penso che tu e io siamo molto
più simili di quanto credessi! Nemmeno io avrei raggiunto la
mia veneranda età, se non avessi avuto qualcuno accanto!
Comunque sia, ti prego di credermi sulla parola…c’è molto di
peggio della morte, perdere sé stessi! Ma tu stai tranquilla
a te non succederà mai! >> le dico sfiorandole dolcemente
una mano.
Mano che lei non ritrae, e di nuovo mi sembra di sentire il
mio fermo cuore battere. Mi inclino verso di lei, voglio
assaporare le sue labbra.
Maledizione, il telefono ha preso a squillare. Entrambi
facciamo un salto indietro, le nostre labbra non si sono
potute nemmeno sfiorare. Lei scuote la testa, sento che è
confusa. Odio doverla lasciare così, ma devo correre a
rispondere. Potrebbero esserci delle novità sul caso.
Infatti è proprio la centrale, un individuo simile alla
descrizione che avevo fornito è stato visto in un bar, nelle
vicinanze del porto. Riattacco ringraziando per essere stato
avvisato.
<< Scusa baby, ma le spiegazioni dovranno attendere!
Faccende di lavoro! Io devo andare, se vuoi puoi rimanere,
fai come se fossi a casa tua! >> le dico soprappensiero.
La sua voce quando mi risponde è tornata gelida, come quando
ci siamo conosciuti.
<< No, grazie! E’ meglio se torno a casa mia! >> parole
secche e taglienti.
La guardo perplesso, è come se avesse innalzato un muro fra
di noi.
<< Ehi, che ti prende? Pensavo che le cose fra noi fossero
cambiate! Non più cacciatrice, vampiro cattivo! >> cerco di
abbatterlo prima che diventi troppo solido.
<< Non so cosa tu pensassi, ma non è cambiato niente! Tu
resti sempre un demone senz’anima e il mio compito è
uccidere quelli come te! >> dice stando sulle sue e uno
sguardo disgustato.
Ora capisco dove sta il problema, la sua morale. E’ stata
quella a farle fare marcia indietro.
<< Non hai idea di quanto ti sbagli passerotto! In questo
momento sono di fretta…ma lascia che ti dica una cosetta! Io
un anima ce l’ho eccome! >>.
Non aspetto di vedere la sua reazione, prendo
dall’attaccapanni la camicia e la giacca e esco velocemente
dall’appartamento. Ho piantato un piccolo seme e voglio
vedere cosa ne nascerà. Se le cose andranno come spero, non
tarderà a cercarmi.
Torno a casa un paio d’ore dopo, di lei non c’è traccia.
Sono incazzato nero, la soffiata si è rivelata un buco
nell’acqua. E pensare che ero arrivato ad un buon punto con
lei e invece è andato tutto in malora.
Afferro sconsolato la bottiglia di whisky, lei è la mia
fedele compagna da molto, forse troppo tempo. Non che sia
alcolizzato, un vampiro non è soggetto a queste dipendenze,
stessa storia per le sigarette. Sono stato anche anni senza
farne uso, avevo altro per la mente. Essere un vampiro di
300 e passa anni non è uno scherzo, specie se non hai una
compagna con cui dividere la tua non-vita. Non mentivo a
Buffy, anch’io ho qualcuno che considero come la mia
famiglia, senza di loro non sarei mai riuscito ad andare
avanti, ma avere una donna….è tutto un altro discorso!
Mi sono perso dietro le mie elucubrazioni, ed il risultato è
che la bottiglia si è rapidamente svuotata. Sono decisamente
ubriaco, tanto che non riesco a raggiungere il letto e mi
spalmo direttamente a terra. Spettacolo decisamente pietoso,
era almeno un secolo che non mi succedeva, sbronzo si,
ubriaco no (e non venitemi a dire che sono la stessa cosa).
Sono ancora lì la mattina dopo, è così che mi trova Liam. Si
era preoccupato perché non rispondevo al telefono ( e chi lo
sentiva!) ed era venuto a cercarmi.
<< Accidenti a te! E io che temevo di ritrovarti in un
mucchietto di polvere! >> mi dice strattonandomi.
<< Caffè! >> gracchio, con la gola che sembra il deserto del
Sahara e gli occhi iniettati di sangue.
<< Vado a preparartelo, tu intanto vai a farti una bella
doccia….GELATA! >> dice mentre mi aiuta ad alzarmi.
Mi da uno spintone che manca poco finisco di nuovo a gambe
all’aria, sento che è incazzato e al tempo stesso in ansia
per me.
Mi guarda con uno sguardo che mi fa sentire in colpa, ecco
perché per espiare decido di dargliela vinta, niente acqua
calda stamani. Intanto però tiro moccoli a tutto spiano,
quando esco dalla doccia ho i brividi dal freddo, ma sono
decisamente più lucido.
Non mi prendo la briga di vestirmi, lo raggiungo in cucina
con solo l’asciugamano avvolto intorno alla vita. Non appena
mi siedo al bancone, mi porge il caffè, poi parte in quarta.
<< Allora? >> sguardo stile Angelus.
<< Allora cosa? >> cerco di svicolare.
<< Si può sapere che accidenti ti è preso, per ridurti in
questo stato? >> non demorde.
<< E tu perché sei venuto qui? >> è sempre meglio attaccare
che difendersi.
<< Un certo Rupert Giles, ti ha cercato in ufficio
stamattina, dice che deve parlarti urgentemente! >>
incredibile, c’è cascato.
<< Mai sentito! Ti ha lasciato detto dove rintracciarlo? >>
il caffè l’ho bevuto, ora ho bisogno d’altro.
Tendendomi anche il mio nutrimento, sangue di maiale caldo e
speziato come piace a me, riparte all’attacco.
<< Ha lasciato un numero di cellulare! Ora…se vogliamo
tornare all’argomento precedente…>> no, non c’è cascato.
<< E’ stata qui! >> ammetto.
Il suo sguardo dapprima è confuso, ma poi si illumina, ha
capito a chi mi riferisco. Non dice niente, aspetta che vada
avanti.
<< Ieri sera, stava…no, si è introdotta di soppiatto, deve
avere scassinato la porta! >>
<< Avevo visto dei segni, Spike devi deciderti a cambiare la
serratura, quella non terrebbe lontano neanche un bambino!
>> mi rimprovera.
Ho capito perché era così preoccupato prima, ha temuto
veramente che fossi diventato cenere.
<< E tu dove eri, mentre quella si aggirava per casa tua? >>
sopracciglio inarcato a voler emulare il mio.
<< Dove volevi che fossi…ero a letto! Mi sono svegliato
quando l’ho sentita armeggiare! >> forse era meglio se non
lo dicevo.
<< COOSAAA! TU ERI QUI? >> ecco fra poco inizierà ad
uscirgli il fumo dagli orecchi.
<< Si…ma….non…non è successo niente! >> incredibile, fa
paura anche a me quando fa così.
<< Vuoi dire che non ti ha visto? Vero? >> chiede
speranzoso.
<< Ehmm….no….ci siamo visti….abbiamo parlato….>> quando mi
guarda così, non riesco a dire bugie.
<< Che le hai detto? >> quello è il tipico cipiglio da
poliziotto cattivo.
<< A parte che sono un vampiro…beh, quello lo sapeva gia….la
mia età…..e che ho un’anima! >> concludo stringendomi nelle
spalle, aspettando l’esplosione che sono certo che sta per
arrivare.
Improvvisamente però mi torna alla mente una cosa che lei ha
detto.
<< Giles, si certo! Buffy ha detto che il suo osservatore si
chiama Giles! >> salto su spiazzandolo.
Avete presente un palloncino gonfio, gonfio? Bene, ora
immaginatevi di sciogliere il nodo che mantiene l’aria
dentro. Ecco quello è esattamente ciò che sta succedendo a
lui. Si sta sgonfiando.
<< Dunque, ricapitolando…la cacciatrice è stata qui…e se
prima non ne era sicura ora sa che tu sei un vampiro di 300
anni, con l’anima…e ora il suo osservatore ti cerca….MA
POSSIBILE CHE TU DEBBA CACCIARTI SEMPRE NEI CASINI? >> mi
sbagliavo, è più gonfio di prima. Angelus in tutto il suo
splendore.
Mi ci vuole del bello e del buono per riuscire a calmarlo,
sono costretto a raccontargli nei minimi dettagli come sono
andate le cose. C’è di buono che finalmente capisce.
<< Ti sei preso una bella cotta, eh? >>
<< E’ più di questo ragazzo, ho avuto molte donne nella mia
vita…ma non mi sono mai sentito così…con nessuna! >> amara
confessione la mia.
Sa che sto dicendo la verità, così mi osserva preoccupato.
<< Che hai intenzione di fare? >>
<< Non lo so…speravo che fosse di nuovo lei a farsi
viva…invece…Vorrei parlare con il suo osservatore…ma non so
se è il caso, il problema è che in questa storia non ci
vado di mezzo solo io….>> esclamo frustrato.
<< Già, con quelli del Consiglio c’è da andarci cauti…non
sappiamo se possiamo fidarci di questo tizio! Senti,
facciamo così, ora chiamo Cordelia e sento cosa ne pensa!
Questa è una decisione che deve essere presa da tutta la
famiglia! >> come idea non è male.
Lui si attacca subito al telefono, chi se ne frega se in
Italia saranno le tre o le quattro di notte, non ci bada a
queste cose.
Sento che sta facendo la cosa giusta, allora perché sento
tutto il mio essere rivoltarsi? Lo so io il perché! Liam e
sua sorella ne hanno passate tante nella loro breve vita ed
ora, quando tutto sembrava andare a gonfie vele, arrivo io e
gliela scombino di nuovo. Maledizione! Avevo giurato a me
stesso che avrei protetto questi ragazzi ed ora sono proprio
io a metterli in pericolo.
Liam intanto, dopo avere placato le ire di Cordelia ( quella
ragazza ha un caratterino tutto pepe! ), le ha raccontato
tutta la faccenda.
<< Vuole parlare con te! >> mi dice tendendomi la cornetta.
Sospiro pesantemente, mentre l’afferro e la porto
all’orecchio, mi immagino già cosa vuole dire, infatti…
<< Che razza di nome è Buffy? Come si veste? Che aspetto ha?
Liam è una frana con le descrizioni…voglio sapere tutto! E
così ti sei innamorato finalmente, era ora per….>> sta
andando a rotta libera e mi ha appena distrutto un orecchio.
<< Cordy, tesoro…non è che potresti parlare a voce più
bassa? Ti sta sentendo tutto il palazzo! E poi….non è certo
per farti la telecronaca che ti abbiamo chiamata! >>
ringhio.
<< Scusa paparino…è che sono così eccitata! >> risponde lei
con un tono di voce che spaccherebbe una finestra.
<< E non chiamarmi paparino! >> ringhio più forte.
Ripasso frustrato il telefono a Angelus che sghignazza a più
non posso. Adoro Cordelia, ma quando fa così proprio non la
reggo. E’ come un uragano che dove passa non cresce più
erba.
La telefonata va per le lunghe, ma alla fine grazie a
Wesley, il marito di Cordelia, si riesce a raggiungere una
decisione. All’inizio avevo mal giudicato quel damerino
tutto azzimato (anche lui è inglese!), pensavo che non
sarebbe mai riuscito a tenere testa a quella svitata della
mia figlioccia, invece, quando si dice che gli estremi si
attraggono…la loro unione andava a gonfie vele.
Comunque sia la soluzione è questa: non sarò io a chiamare
l’osservatore e a fissare un incontro, ma Liam, il quale
sarà presente. In poche parole, due poliziotti sono meglio
di uno, perché è soprattutto in questa veste che ci
presenteremo, il resto verrà da sé.
Ascolto affascinato la conversazione, Liam ha un tono
incredibilmente pieno d’autorità, sembra quasi il presidente
degli Stati Uniti, quando parla. Cerco di sentire anche la
controparte, ma il tizio parla a voce molto bassa e riesco a
capire solo qualche parola.
Quando la comunicazione finisce, sono io a chiedere:
<< Allora? >>.
<< Ha accettato di incontrarci, sarà qui fra un’ora. Voleva
che andassimo a casa sua, ma ho pensato che forse era meglio
se giocavamo in casa! >> spiega ancora tutto impettito.
<< Questo lo avevo capito! Io voglio sapere se ci sarà anche
lei! >> dico mordendomi il labbro dal nervosismo.
<< Non lo so, di questo non abbiamo parlato! >> sguardo di
scusa nei suoi occhi.
Scrollo le spalle sconsolato. Poi mi do un’occhiata in giro.
<< Sarà meglio approfittare di questo tempo per dare una
sistemata a questo posto. Sembra un porcile! >> detto da me
che sono il proprietario, la frase suona strana.
<< Anche tu dovresti darti una sistemata. Tanto per
cominciare che ne dici di vestirti? O vuoi accogliere i
nostri ospiti in costume adamitico? >> sguardo critico nei
miei confronti, non me ne lascia passare liscia neanche una.
<< Chissà, forse non sarebbe una cattiva idea! >> cerco di
buttarla sul ridere, ma non serve a molto. Siamo entrambi
decisamente tesi.
Come Dio vuole, un’ora dopo, l’appartamento è diventato
lucido come uno specchio. Angel è una bravissima donnina di
casa, al contrario di me. Anch’io sono tirato a lucido, nei
miei panni migliori. Migliori per modo di dire, il mio vero
stile non sarebbe questo.
Suona il campanello, ed io da bravo padrone di casa, vado ad
aprire. Le mani mi sudano mentre afferro la maniglia della
porta, cavolo non sono mai stato così impacciato. Forza e
coraggio mi dico, e finalmente apro.
L’uomo che mi trovo di fronte è sulla cinquantina, ha un
aspetto decisamente inglese, dalla punta delle scarpe agli
occhiali che porta. Sembra il classico topo di biblioteca,
se non fosse per il brillantino che porta all’orecchio
sinistro, quello mi fa ben sperare.
E poi la vedo, quasi nascosta dietro la mole del suo
osservatore, e il resto del mondo scompare. Non mi accorgo
nemmeno che dietro di lei si stagliano altre due persone,
sono la rossa e il ragazzo che ho conosciuto in centrale.
Il leggero tossicchiare di Liam mi riporta alla realtà, meno
male, rischiavo di fare la figura del pilone di cemento,
bloccato lì senza aprire bocca ad impedire agli altri di
entrare.
Una volta che tutti ci siamo accomodati in sala, Liam prende
la parola (come convenuto).
<< Per prima cosa, vorrei mettere in chiaro, che non una
sola parola di quanto verrà detto, dovrà uscire da qui!
Quindi signor Giles, si tolga dalla testa di informare il
Consiglio delle cose che verrà a conoscenza! Il mio più che
un consiglio, è una vera e propria minaccia! Ho molti amici
nel dipartimento, amici che mi devono dei favori….pensi
all’immigrazione o ancora meglio all’anticrimine, chissà che
cosa potrebbero trovare se perquisissero le vostre case. Una
cacciatrice, si sa, ha bisogno di molte armi per poter
svolgere la sua missione….ma dubito che verrebbero
considerate legali! >> ci sta andando giù pesante.
Il silenzio che segue la sua dichiarazione di guerra (a me è
sembrato che lo fosse), è pieno di tensione. Se continua
così non andremo mai avanti.
<< Posso offrirvi qualcosa da bere? Un caffè, un tè, una
birra…>> dico cercando di rompere il ghiaccio.
Angelus mi fa un’occhiataccia terribile, ma io scrollando le
spalle me ne frego. Ora che sanno a cosa vanno incontro, è
meglio mettere a loro agio i nostri ospiti.
<< Io prenderei volentieri un tè! >> che dicevo, tipico
inglese che beve tè a tutte le ore.
Ha parlato balbettando leggermente, forse deve ancora
riprendersi dalla sparata di Liam. Gli altri, più o meno
timidamente chiedono invece del caffè (loro sono americani,
dio li benedica! Io sarò anche inglese, ma il tè lo odio!).
Mi dirigo quindi in cucina per preparare le loro bevande. A
sorpresa, vengo raggiunto dalla rossa.
<< Pensavo di darle una mano a preparare! >> dice mentre si
sfrega in continuazione le mani.
<< Grazie, ma ti prego dammi del tu e chiamami Jake,
altrimenti mi sento un vecchio bacucco! >> le dico
sorridendole gentile, mentre le indico dove si trovano le
tazze e lo zucchero.
<< Lei…tu, tu sei veramente un vampiro? >> chiede lei, per
poi diventare dello stesso colore dei capelli.
<< Scusa…se sembro sfacciata…è…che tu non lo sembri…sei così
diverso! >> aggiunge tutta imbarazzata.
<< Non hai idea di quanto lo sia dolcezza, ma sì, sono un
vampiro! Piuttosto dimmi, da quanto conosci la cacciatrice?
>> visto che ci sono ne approfitto.
<< Io, Buffy e Xander, ci siamo conosciuti al primo anno del
liceo di Sunnydale. Ora frequentiamo insieme l’università
qui a Los Angeles, facendo un conto sono cinque anni! >> mi
risponde pacata.
Ecco adesso mi sento un pervertito, la distanza di età che
ci separa mi pesa addosso come un macigno. Per la miseria,
non poteva avere qualche anno di più “quella” ragazzina?
<< Buffy, ti piace, non è vero? >> acuta la fanciulla.
Mi sa che è meglio se non la sottovaluto, tutta la sua
dolcezza è sparita e ora mi guarda con sguardo vigile.
<< Si vede molto? >> il mio di sguardo è invece abbattuto.
<< Direi di sì! Ci manca solo che ti metti a sbavare e sei a
posto! >> fantastico ha persino il senso dell’umorismo, mi
piace sempre di più, come amica sia chiaro!
Ci guardiamo in faccia e scoppiamo a ridere insieme
divertiti.
<< Comunque non preoccuparti, ho intenzione di darti una
mano, te lo devo…per Tara! E poi…Buffy non è molto sveglia
in certe cose!>> ora però è tornata triste.
Istintivamente le accarezzo una mano, che volete farci, sono
sensibile al dolore altrui. Le mi sorride grata, fantastico
mi sono fatto un’alleata.
Quando torniamo dagli altri, la tensione che troviamo si
potrebbe tagliare con un coltello. Il nostro arrivo viene
accolto con sollievo da tutti, beh non proprio tutti, lei mi
guarda accigliata, e ora che ho fatto?
Per fortuna Willow mi sussurra all’orecchio:
<< E’ gelosa! >> ecco svelato l’arcano.
Improvvisamente mi sento come un ragazzino e dentro di me
gongolo come un matto.
<< Niente male questo tè, è veramente ottimo, dove lo
compra? >> mi chiede l’osservatore.
<< Non lo compro, è il regalo di un’amica cinese, è una
miscela che prepara lei! >> rispondo cortesemente, intanto
spio la reazione di lei. Wow, la gelosia aumenta!
<< Ora che tutti quanti si sono serviti, credo che sia
meglio arrivare al punto! Cosa volete da noi? >> Angelus è
ripartito all’attacco.
<< La prego di scusarmi capitano O ‘Connor, ma posso
chiederle perché ha tanta avversione nei nostri confronti? A
meno che non mi sbagli….e sono certo che non è così, lei è
umano, quindi…>> il compatriota sta tirando fuori le palle,
ma Angelus lo interrompe.
<< Quindi un bel niente! Anche i miei genitori erano
umani…ma questo non ha fermato quella pazza di cacciatrice
dall’ucciderli! E il suo osservatore non ha fatto niente per
impedirglielo! >> gran brutto boccone da mandare giù.
Il gelo è caduto nella stanza, anche io non ne sono immune.
Avevo creduto che Liam avesse superato quella brutta storia,
ma il dolore presente nella sua voce, mi fa capire che mi
sbagliavo di grosso.
<< Di che sta parlando, Giles, lei ne sa qualcosa? >> la mia
micetta è stata l’unica ad avere il coraggio di chiedere di
più.
Il suo osservatore è invece nella confusione più completa.
Ora è il mio turno di parlare.
<< Scommetto che questo genere di informazioni non si
trovano nel manuale della perfetta cacciatrice! Il consiglio
è molto bravo a mantenere certi segretucci! Non sia mai che
si vengano a sapere certe cose! >> lei mi guarda storto, ma
a questo punto non posso più tirarmi indietro, lo devo a
Liam e a sua sorella.
Sto per lanciarmi in un monologo degno di Shakespeare,
quando Rupert mi ruba la scena.
<< Ora che ci ripenso…mi sembra di ricordare qualcosa…si, O
‘Connor…si chiamavano così! Successe a New York, vero? Una
ventina di anni fa…se non sbaglio! La cacciatrice si
chiamava Nikki Wood…ma non fu lei ad ucciderli, fu un
vampiro che poi uccise anche lei! >> Ahi, guai in vista.
<< Dunque è questa la versione che il Consiglio diede?
Allora lasci che le dica una cosa, NON E’ VERO NIENTE! >>
che vi dicevo, Angelus alla riscossa.
<< IO ERO PRESENTE, NON FU SPIKE AD UCCIDERE I MIEI
GENITORI, MA QUELLA PAZZA!>> e adesso come lo calmo?
Dopo averci pensato per un secondo, mi rendo conto che non
esiste altro modo, devo mostrare il mio volto di vampiro e
scuoterlo per bene, letteralmente intendo.
<< Liam, piantala! Non è urlando che si risolvono le cose!
>> con lui sembra servire, ma intanto gli altri non ne hanno
una buona impressione.
Vedo la mano della cacciatrice che corre alla sua tasca, ci
scommetto che lì c’è un paletto pronto per me. Riassumo
quindi il mio aspetto normale e vi rivolgo verso di loro con
voce pacata.
<< Vi prego di scusarlo…ma cercate di capire, lui assistette
a tutta la scena! C’è mancato poco che venisse ucciso a sua
volta, insieme a sua sorella! >> sembra funzionare, la mano
si allontana dalla tasca.
<< Anche all’epoca, facevo il poliziotto, di
quartiere….quella sera, stavo rientrando dopo il turno,
trovai la porta scardinata, poco lontano il corpo di
Charles, con un paletto nel cuore….udii un grido era Mary,
stava cercando di difendere i suoi figli da una furia
scatenata, prima che riuscissi a fare qualcosa, quella le
spezzò il collo. Confesso che persi la testa, uccisi la
cacciatrice e ne bevvi il sangue. Ma cercate di capire, la
famiglia di Liam è da sempre anche la mia famiglia! >>
ammisi a capo chino.
Di nuovo il silenzio fece da padrone. Tutti quanti avevano
bisogno di metabolizzare quello che avevano appreso.
<< Sono trecento anni che la nostra famiglia protegge e
viene protetta da Spike! Lui non avrebbe mai potuto fare del
male ai miei genitori, li amava come figli, così come ama me
e mia sorella. E’ stato lui a tirarci su, proprio come un
padre! Noi gli dobbiamo molto più della vita! >> Angel sta
cercando di difendermi e io mi commuovo.
<< Io vi prego di scusarmi…se le cose si sono svolte come
dite…capisco perché siate tanto diffidenti! Sapevo già che
molto spesso il Consiglio agisce in modo sbagliato! Tanto
che un paio di anni fa mi sono dimesso….ma non immaginavo
che nascondesse simili nefandezze! >> il tono
dell’osservatore è disgustato, ma al tempo stesso partecipe.
Il tizio inizia a piacermi, sembra pensare con la sua testa.
<< Ci sarebbe ancora molto da dire su questo….ma magari
potremo farlo quando avremo imparato a conoscerci meglio!
Che ne dite piuttosto di tornare all’argomento per il quale
siete venuti qui? >> propongo per calmare le acque.
<< Non so voi, ma io penso che sia decisamente meglio! >> il
bamboccio parla per la prima volta, rivolto ai suoi amici.
Fino ad ora se n’era stato sempre zitto, tanto che mi ero
persino dimenticato di lui. Chissà che ruolo ha nel gruppo,
un sospetto inizia a inquietarmi.
<< Xander ha ragione! Siamo venuti qui, per sapere di più su
di uno strano vampiro con l’anima….perché per il momento non
ci concentriamo su questo? >> e vai rossa!
Sembra che abbiamo finalmente trovato un accordo, sto per
salire sul palco, quando mister occhiali mi frega un’altra
volta, ma allora è un vizio!
<< Sbaglio o è stato detto che lei (riferito a me), fa parte
della famiglia del capitano da 300 anni? Questo vuol forse
dire che lei (sempre io) ha un’anima sin dall’inizio? >> e
bravo osservatore, è andato subito al punto.
<< E perché la chiama Spike? Il suo nome non è Jake Tale? >>
idem come sopra.
<< Il tenente Jake Tale, è l’identità che ho al momento, ne
ho avute molte nella mia vita! Spike invece è il soprannome
con cui sono sempre stato chiamato, anche prima di diventare
un vampiro! All’epoca facevo il maniscalco, ha presente,
ferrare i cavalli ecc. ecc….quanto all’anima….si è vero,
l’ho sempre avuta! Che vuole che le dica…quando mi hanno
vampirizzato…sono uscito fuori sbagliato….non che mi
lamenti….ma è così! >> spiegai stringendomi nelle spalle.
<< Questo mi è molto utile, visto che non vi sono
informazioni su di lei negli annali degli osservatori….Ma
questa non è solo l’unica cosa che la contraddistingue….a
quanto ho saputo, lei può circolare liberamente al sole…e le
croci non rappresentano per lei un problema, giusto? >>
indovina indovinello, chi sarà stato a dirglielo?
Lei arrossisce sotto il mio sguardo, imbarazzata.
<< Scusa, ma io dovevo dirglielo! >> se mi sorridi così
baby, ti perdonerei qualunque cosa.
<< No problem! Non mi aspettavo certo che tu mantenessi il
mio segreto…solo, vorrei capire…passi l’osservatore, ma gli
altri? Che ci incastrano? >> bella domanda la mia.
Sento che anche Liam è del mio stesso avviso, anche lui
nutre alcune perplessità nei confronti dei due ragazzi. Beh
a dire il vero io sono interessato soprattutto al bamboccio,
che rapporto c’è fra i due? Strano a dirsi è proprio lui a
rispondere.
<< Noi siamo amici di Buffy, l’aiutiamo da sempre…nella sua
missione! >> esclama mentre poggia affettuosamente una mano
sulla spalla di lei.
Se gli sguardi potessero uccidere, il marmocchio sarebbe
bello che fritto.
<< Quello che Xander vuole dire, è che siamo come una
squadra! Giles è il cervellone del gruppo, io mi occupavo….
insieme a Tara….dell’apporto magico,
incantesimi…pozioni…roba così! Lui è invece il tuttofare
imbranato! >> a parte la naturale esitazione, dovuta al
dolore ancora presente, la sua spiegazione mi piace di più.
E così la rossa è una streghetta, me lo sarei dovuto
immaginare, avevo sentito delle strane vibrazioni provenire
da lei.
<< Ehi! Io non sono un imbranato! >> scatta il bamboccio.
<< Ragazzi, state calmi…non è questo il momento per
litigare! Piuttosto…vorrei sapere…la sua immunità, si limita
solo al sole e alle croci…o c’è dell’altro? >> il prof. è
salito in cattedra.
Mi scambio uno sguardo con Liam, è il caso di spiattellare
tutto o è meglio riservarci qualche cartuccia? Forse è
meglio lasciare un alone di mistero su certe cose.
Comunque sia, non riesco a rispondere, perché il campanello
ha preso a suonare in modo imperioso. Maledizione e ora chi
diavolo è?
Più che un diavolo, oserei dire una piattola! Quando apro la
porta mi trovo infatti davanti quel rompiballe del tenente
Finn.
E ora questo che cazzo vuole? Chi lo ha invitato a casa mia?
<< Sto cercando il capitano O ‘Connor, in centrale mi hanno
detto che potevo trovarlo qui! >> mi dice con quel suo
solito tono di voce sprezzante.
Bella scusa, la verità è che hai trovato il modo per
intrufolarti in casa mia per spiarmi. Sono furibondo.
<< CAPITANOOOO…..CI SONO VISITE! >> grido come se si
trovasse all’altro capo del mondo.
Liam arriva tutto bello tranquillo, ma anche a lui quella
visita scoccia. Mentre lui si occupa del non-gradito ospite,
io mi catapulto in sala e sussurro ai presenti:
<< Qualunque cosa succeda, non una sola parola con quel
baccalà! Sono stato chiaro? >> sguardo minaccioso.
Per fortuna non si rende necessario fare niente, Liam è un
tipo sveglio e ha tenuto il soldatino davanti alla porta,
impedendogli di occhieggiare in giro. Dopo un paio di
minuti, la conversazione termina e la piattola se ne va.
Liam torna da noi, ma lo sguardo scuro che ha non mi piace
per niente.
<< Quello non molla Spike! Ha approfittato di un modulo che
dovevo firmare per intrufolarsi qui! Se hai un modo per
bloccarlo devi dirmelo! >> esclama preoccupato.
<< Scusate…ma che problema c’è? Chi era prima? >> chiede,
con mia grande soddisfazione, leggermente preoccupata lei.
<< Il Tenente Riley Finn, della disciplinare! Sta addosso a
Spike da un sacco di tempo! >> spiega sollecito il mio
ragazzone.
<< Forse sarà meglio interrompere qui questa riunione! Se lo
conosco…e credo proprio di sì, adesso sarà lì fuori,
cercando di scoprire cosa sta accadendo qui dentro! >> mi sa
proprio che hai ragione.
<< Ma perché ce l’ha con Spike? >> WOW mi ha chiamato con il
mio soprannome.
<< E’ tutta colpa mia! >> ammette imbronciato Angel.
<< Guai a te se lo ripeti un’altra volta! Tu non hai nessuna
colpa! >> gli dico tirandogli uno scappellotto.
Tre paia di occhi ci guardano tutti con la stessa
espressione, comprensione del legame che ci unisce e
curiosità.
<< E’ successo cinque anni fa, ero da poco diventato il
capitano della sezione narcotici, quando mi resi conto che
alcuni degli agenti che vi lavoravano non la contavano
giusta! >> prende a spiegare.
<< Ero nuovo del posto e non sapevo a chi rivolgermi…quindi
chiesi aiuto a Spike! Lui aveva già lavorato in polizia,
conosceva le procedure, assunse l’identità di Jake Tale e
prese a lavorare per me! In poco meno di un mese, scoprì che
ben cinque agenti, agivano sporco. Rubavano soldi e droga
agli arrestati per poi rivenderla guadagnandoci. Si procurò
tutte le prove necessarie e li fece condannare! >> quasi,
quasi mi sento un eroe.
<< Questo non spiega però, perché la disciplinare ce l’abbia
con lui! >> forse in amore non è molto sveglia, ma in altri
campi ha un cervellino davvero acuto.
<< Non è la disciplinare ad interessarsi a lui, ma solo
Finn! Uno dei poliziotti arrestati era un suo amico, avevano
fatto l’accademia insieme. Non siamo mai riusciti a
provarlo, ma sospettiamo che anche lui ci fosse di mezzo! In
ogni caso si è legato al dito questa storia e da allora non
da mai pace a Spike! Pensate, che era persino pronto ad
accusarlo di avere ucciso la vostra amica! >> fine della
spiegazione.
Un velo di tristezza si posa su di loro, sono passati a
malapena due giorni da quando il loro gruppo si è ritrovato
con un membro in meno. In qualcuno però la rabbia prende
posto al dolore.
<< Io quello lo spello vivo! Ma come si permette di
utilizzare Tara per portare avanti la sua stupida vendetta!
>> lampi di odio e furore gli scuriscono lo sguardo.
Cavoli, la rossa è un tipo da non sottovalutare, meglio non
averla come nemica.
<< Willow, calmati…lo so che stai soffrendo…ma Tara non
vorrebbe vederti così! >> il bamboccio, una volta tanto fa
la cosa giusta.
<< Ehi, rossa, non angustiarti! Questo è un problema
mio….voi non c’entrate! >> le dico sporgendomi per battergli
dolcemente una mano sulla sua.
<< E’ quello che dico anch’io! >> ora invece hai toppato.
Infatti non sono solo io a guardarlo in cagnesco, ma anche
gli altri. Soprattutto lei! Wow!
<< Ora però mi dici come intendi sbarazzarti di lui….non si
può continuare così, si fa ogni giorno più insistente! >>
Angelus vuole mettermi alle strette.
<< OK! Va bene! Te lo dico! Ma tu prometti di non fare
niente e non dire niente senza il mio permesso! >> mi
arrendo.
Ottenuta la sua parola, mi alzo e vado al mobile lì vicino,
da un cassetto tiro fuori una busta, è piena di foto.
Tornato indietro gliela porgo.
<< Il nostro amico ha gusti…particolari! >> non resisto
senza fare una battuta.
L’espressione del suo viso quando vede le immagini
riprodotte sulle foto sarebbe da immortalare a sua volta.
Sconcerto misto a divertimento.
<< Posso vederle anch’io? >> chiede il mio amore. Ma sì,
perché no?
Pochi istanti dopo, le stanno guardando tutti.
Il tenente Riley Finn, è stato ripreso a sua insaputa,
mentre a pantaloni calati, chinato in avanti, si fa
sculacciare con forza, da un’inedita Marilyn Monroe. Ed è
chiaramente eccitato.
<< Cos’è un fotomontaggio? >> chiede prosaico l’osservatore.
<< Da lei mi farei sculacciare anch’io! >> le ultime parole
famose di Xander.
Io e Liam ci guardiamo e scoppiamo a ridere come matti. Lui
ha riconosciuto Marilyn.
<< No, sono vere…quello è un travestito! >> esclamo fra
mezzo ai singulti.
L’eww è generale! Il bamboccio scioccato lascia cadere a
terra la foto.
<< Come l’hai avute? >> mi chiede Liam che si sta asciugando
gli occhi.
<< E’ stato Alonso a mandarmele, voleva aiutarmi! >> spiego.
<< Chi è Alonso? >> chiede con sguardo birichino lei, mi sa
che ha capito.
<< Alonso, alias Marilyn, è un travestito al quale ho
aiutato la sorella un annetto fa! Quando ha saputo che il
soldatino mi faceva la posta, ha pensato di fargli fare
queste foto di nascosto e inviamele per ripagarmi! >> spiego
divertito.
<< Ma non sta facendo niente di illegale…disgustoso
magari…ma come possono queste foto nuocergli? >> solito
atteggiamento inglese.
<< Se iniziassero a circolare nel dipartimento, la sua
reputazione ne verrebbe distrutta! Magari non lo
fermerebbero ma gli toglierebbero credibilità! >> spiego
come si spiegherebbe ad un lattante.
<< OH! Piano…geniale…>> è costretto ad ammettere.
<< Gia! Ma intanto il pervertito è là fuori, quindi che si
fa? >> sempre dritta al punto passerotto.
<< La cosa migliore, è che io sia il primo ad uscire….mi
darò uno sguardo intorno e vi chiamerò per dirvi dove si è
appostato, così potrete scegliere da dove andare via! >>
brillante piano, Angel.
Infatti il mio palazzo ha due uscite e dubito che il
soldatino abbia il dono dell’ubiquità. Potrebbe sorgere un
problema, però.
<< Dove avete parcheggiato? >> chiedo.
<< A due isolati da qui! Perché? >> mi risponde
l’osservatore.
<< Perché sarebbe stato un problema se la vostra auto fosse
stata nelle vicinanze del baccalà! >> ma siamo sicuri che
sia il cervellone del gruppo?
<< Bene io allora vado! Spike ci rivediamo fra tre ore! >>
dice Liam uscendo con circospezione.
<< Perché fra tre ore? >> mi chiede il mio dolce sogno.
<< Perché alle 15 entro in servizio….e visto che sono le
12…>> ora che ci penso è quasi ora di pranzo.
<< Io avrei un’idea! >> salta su Willow.
<< Perché invece di andarcene tutti….Buffy non resta qui?
Potrebbe utilizzare questo tempo per sapere di più…>> gran
bella pensata rossa, appena possibile ti dirò che ti adoro.
I quattro prendono a confabulare tra di loro, non ho dubbi
su chi non è d’accordo, il bamboccio mi sta sempre più
antipatico. A quanto pare però non ha molta voce in
capitolo, e lei decide di rimanere. URRAAA!!!!
Il telefono squilla, è Liam, a quanto pare il bastardo si è
appostato proprio di fronte al palazzo. Dovranno uscire dal
retro.
Quando finalmente lo fanno non sto più nella pelle,
FINALMENTE SOLI! Mi metterei a ballare dalla gioia.
Lei è un po’ imbarazzata, forse si ricorda di ieri sera.
Vorrei metterla a suo agio, magari offrendogli un altro
pasto…ma mi ricordo che il mio frigo è spaventosamente
vuoto. Mi sono dimenticato di fare la spesa. Allora mi viene
un’idea.
<< Senti, che ne dici se usciamo anche noi? Quello ci
seguirebbe, ma potremmo sempre dire che sei una vecchia
amica! C’è un ristorantino giù, vicino alla spiaggia che fa
il pesce in modo delizioso…potremmo riservarci un’angolino e
parlare tranquillamente, conosco il proprietario! >> butto
lì.
Lei sembra ponderare la mia proposta, ne è attirata anche
perché significherebbe non essere completamente sola con me.
Cosa che io invece desidererei con tutte le mie forze, ma
capisco che devo giocare con i suoi tempi.
<< Non è una cattiva idea…e poi dopo potremmo fare un giro
in spiaggia…adoro l’oceano! >> e io vorrei che adorassi me.
Così è deciso, usciamo, a dire il vero, mi vergogno un po’ a
farla salire su quello schifo della mia auto. Mentalmente mi
preparo un discorsetto in proposito.
Quando ne arriviamo vicino, però esce fuori come un coniglio
dal cappello il soldatino.
<< Dimmi la verità Finn, hai per caso una cotta per me? >>
lo sfotto.
Lui mi guarda storto ed io rincaro la dose.
<< Ovunque mi giri, ti trovo sempre nei paraggi….non è che
mi stai facendo la corte? >>.
Buffy, vicino a me si sta sforzando di non ridere, ha ancora
presente le immagini delle foto.
<< Divertente, Tale! Aspetto solo che tu faccia una mossa
sbagliata….a proposito questa non è la ragazza che era ieri
alla centrale? >> addio scusa della vecchia amica, non
credevo che l’avesse vista.
<< Sono proprio io, in effetti ci siamo conosciuti ieri…che
dire…è stato un colpo di fulmine! >> esclama lei,
strusciandosi sensualmente a me.
Una volta tanto devo essere grato a quello stoccafisso, lei
è stata geniale e devo dire che preferisco questa versione
alla precedente, sento brividi in parti del corpo che avevo
dimenticato esistessero (Che avete capito? Intendevo dietro
il ginocchio, tanto per dirne una!).
<< Adesso te la fai con le ragazzine? Non avrà nemmeno
diciotto anni! >> ghigna, pensa di avermi incastrato.
<< Per sua informazione di anni ne ho venti! Ed ora, se non
ci lascia in pace la denuncio per molestie! >> grande,
cacciatrice!
<< Ben detto passerotto…anche se l’accusa giusta sarebbe
abuso di potere e persecuzione! >> beccati questa.
Lui rimane fermo e furibondo d’ira repressa sul posto. Io e
la mia nuova ragazza, saliamo sull’auto e partiamo
sgommando, per quanto la mia auto, possa sgommare. Cinquanta
metri dopo, guardandolo dallo specchietto retrovisore
scoppio a ridere divertito e lei si unisce a me.
Poi lei si guarda intorno e poi guarda me.
<< Scusa se te lo dico…ma quest’auto fa veramente pena,
persino quella di Giles è meglio! >> c’è poco da fare, le
donne notano queste cose.
<< Concordo appieno! Ma sai…i poliziotti non guadagno
molto…e se comprassi un’altra auto…anche se posso
permettermela…darei solo credito al soldatino! >> il
discorsetto preparato mi è tornato utile.
Lei ora mi guarda comprensiva, ha capito il punto della
questione.
<< In trecento anni sono riuscito a mettermi da parte un bel
gruzzoletto, ma la situazione non mi permette di fare come
voglio! Ecco perché vado a giro vestito come un profugo e
guido un’auto scassata! >> tengo a precisare che non sono un
morto di fame, beh in fondo morto lo sono!
<< Quindi il tuo è una sorta di travestimento…interessante!
Più ti conosco e più scopro che sono ben lontana dal farlo!
>> dice pensierosa.
<< Come ti ho detto ieri sera, è una lunga storia baby! Una
storia che desidero che tu conosca, perché vedi…si da il
caso che tu mi piaccia! >> bando all’orgoglio e alle
convenzioni, la piccola deve sapere a cosa va incontro, la
voglio e questo deve essere chiaro.
Non so se per lei è chiaro, ma diventa rossa come un
peperone e un timido sorriso si fa spazio fra le sue labbra,
labbra in cui vorrei annegare, perdermi e continuare a
saziarmene fino alla fine dei giorni.
Arriviamo intanto al porto, vorrei scendere e aprirle la
portiera, ma lei mi batte sul tempo, maledetta
emancipazione, non hanno idea le ragazze d’oggi di quanto
possono essere romantici certi gesti. Allora faccio qualcosa
di più attuale, le tendo una mano, sperando che lei
l’afferri. Timidamente lo fa e io mi sento il padrone del
mondo, quella piccola e delicata manina è intrecciata con la
mia. Poi ci penso, piccola forse, ma delicata…in fondo lei è
sempre una cacciatrice e di forza ne ha da vendere.
Ci fermiamo davanti ad una costruzione che definire
pittoresca è un eufemismo. Dall’esterno sembra uno di quei
capannoni per il rimessaggio delle barche, non ci sono
insegne, solo una grossa porta nera. Lei guarda il posto e
poi me, con aria decisamente delusa.
<< Aspetta ad essere dentro per giudicare! >> le dico
misterioso, inarcando un sopracciglio.
Questa volta riesco a fare il galante e le apro la porta,
invitandola ad entrare. Lei vi affaccia titubante, per poi
rimanere come incantata. Il ristorante si sviluppa su due
piani, una luce soffusa si propaga dai finestroni sul tetto,
il tutto è di un’eleganza sobria, per niente pacchiana. I
tavolini sono apparecchiati con candide tovaglie e su ognuno
di essi brilla una candela, se di giorno fa un effetto di
notte diventa pure meglio. Una musica leggera e piacevole
completa l’atmosfera del luogo, rendendolo un posto
incantevole.
<< E il cibo è la parte migliore! >> le dico.
Mario, il proprietario, non appena mi vede mi fa grandi
feste, è italiano. In men che non si dica ci fa accomodare
al piano superiore ad un tavolino fatto apposta per una
coppietta e prende le nostre ordinazioni.
Quando rimaniamo da soli, in attesa di essere serviti, lei
guardandosi ancora intorno mi chiede:
<< Come hai fatto a scovare questo posto? E’ delizioso! >>.
<< Mi piace mangiare bene, così la prima cosa che faccio,
quando arrivo in una città e informarmi su quali siano i
ristoranti migliori! Questo me lo aveva consigliato un
collega, suo cugino è il proprietario! Gli sono diventato
simpatico perché so parlare italiano, ho una casetta in
Italia, dove adesso vive Cordelia la sorella di Liam, con
suo marito! >> spiego.
Intanto sono arrivati i nostri piatti, spaghetti allo
scoglio per me e risotto di mare per lei. Niente vino, con
grande dispiacere di Mario, ma devo andare a lavorare dopo.
L’odorino invitante ha la meglio sulla parola, per un paio
di minuti stiamo entrambi in silenzio, presi a gustare.
Poi lei mi guarda in modo strano.
<< Sai, sei il primo vampiro che vedo mangiare….cibo normale
intendo! >> ecco spiegato.
<< Mi nutro anche di sangue….animale s’intende! In teoria,
non avrei bisogno d’altro….ma mangiare è uno dei grandi
piaceri della vita e io, se posso, preferisco non rinunciare
a godermela la vita! >> e mi viene da pensare ad un altro
grande piacere.
Il mio pensiero deve essere sembrato palese, perché lei
diventa di nuovo tutta rossa.
<< Bene, che ne dici di iniziare a raccontarmi la tua
storia? Dopotutto siamo qui per questo, no? >> dice cercando
di cambiare discorso.
<< Dunque…sai già quando sono nato, ora ti parlerò della mia
famiglia! Un tempo era piuttosto agiata e con velleità
nobiliari, ma il mio caro nonnino, che sia maledetto, si
fece fuori tutti i beni che i miei avi erano riusciti ad
accumulare. Risultato, mio padre si ritrovò povero in canna!
Eravamo inoltre una famiglia piuttosto numerosa, quattro
figli e un’infinità di zii, zie e cugini. Tutti dovevamo
lavorare, per contribuire al menage familiare. Mia madre e
le sue sorelle cucivano vestiti per le signore dell’alta
borghesia, mio padre insieme al mio fratello maggiore
lavoravano con le chiatte sul Tamigi, una delle mie sorelle
era stata messa in convento, mentre l’altra era ancora
troppo piccola e stava in casa. Io fui mandato ad imparare
il lavoro da un maniscalco! Era un lavoro duro, ma mi
piaceva. Avevo venti anni quando, una sera, tornando a
casa…venni aggredito…da una vampira! >> fin lì era stato
facile, questa volta lei mi ascoltava senza interrompere. Ma
il gioco è bello perché dura poco.
<< Venti anni?!? Ma tu ne dimostri di più! Per quanto ne so
i vampiri non invecchiano! >> che vi dicevo?
<< E non vanno a giro con il sole, né tantomeno portano
croci! Mi pareva di avertelo detto, io sono unico, baby! >>
rimarco.
<< Scusa…ti prego continua! >>.
<< Ho rivisto quella scena un’infinità di volte nella mia
mente, stavo camminando tranquillo, quando qualcuno da
dietro mi saltò addosso, non vidi l’aggressore, seppi solo
in seguito chi fosse. Sentii un forte dolore sul collo e
poi, poco a poco le forze mancare e l’oscurità. Il mio corpo
privo di vita, venne ritrovato poche ore dopo. Mia madre
preoccupandosi di non vedermi tornare, aveva insistito che
mio padre e mio fratello venissero a cercarmi. Ci fu il
funerale (mi sono sempre chiesto se è stato bello) e mi
lasciarono lì, in una tomba, nella nuda terra. La mia vita
umana era cessata…ma due notti dopo, mi risvegliai a nuova
vita! >> ho ancora i brividi quando ci ripenso.
Mi ero interrotto perché avevo visto il cameriere arrivare
con i secondi, spiedini di pesce per due. Lei non li degnò
neppure di uno sguardo, era troppo presa dal mio racconto e
non vedeva l’ora di saperne di più. Una volta che il
cameriere si fu allontanato ripresi il mio monologo.
<< Svegliarsi in una bara, sottoterra, non è una bella
esperienza per nessuno! In quel momento la sola cosa che
desideravo era uscire da lì a tutti i costi! Presi a dare
dei colpi al coperchio della bara e con mia grande sorpresa
questa si ruppe, sentivo una nuova forza dentro di me (non
che prima fossi deboluccio). Iniziai a scavare la terra con
le mani, l’odore del mio stesso sangue agiva come un
eccitante, dopo pochi minuti riuscii a uscire fuori.
Desideravo riempirmi i polmoni con l’aria della notte, ma mi
resi conto che non ne ero capace, scoprii inoltre che il mio
cuore non batteva! Ero spaventato e confuso…cosa mi era
successo? Presi a correre verso casa in cerca della
sicurezza della mia famiglia. Quando vi giunsi bussai
disperato alla porta, chiedendo aiuto. Aiuto che non
ricevetti, sentivo mia madre piangere disperata, ma la porta
rimase serrata. Mio padre stava dicendole che io non ero più
il loro figlio, ma ero diventato una creatura del demonio!
Io per loro ero morto per sempre! Piansi e mi disperai
cercando di convincerli a farmi entrare, ma loro non
risposero alle mie suppliche! >> mi interrompo, devo
riprendermi, ancora oggi il ricordo di quella notte mi
provoca gli incubi.
Buffy, inaspettatamente mi prende una mano e la stringe,
come per infondermi comprensione e forza. Dio, piccola non
hai idea di quanto calore mi trasmetti. Farei
tranquillamente andata e ritorno dall’inferno, se tu mi
tenessi sempre così.
<< Deve essere stato orribile sentirsi rifiutati dalla
propria famiglia…ma devi cercare di capirli…erano
spaventati…>> incredibile, sta cercando di consolarmi senza
per questo giudicare male i miei familiari. Quanto amore ti
porti dentro…ed io ne sono attratto come una falena dalla
fiamma.
<< Non preoccuparti passerotto, li ho capiti e perdonati
tanto tempo fa! >> adesso sono io che voglio rassicurarla.
<< Li hai più rivisti? >> mi chiede partecipe.
<< No, non li vidi mai più! Quel giorno stesso lasciai
Londra e non vi feci ritorno per molto tempo! Devi sapere
che era quasi l’alba, io mi ero quasi addormentato
rannicchiato contro la porta di casa, quando un anziano
monaco, si avvicinò a me brandendo un paletto! >> spiegai.
<< Lo hai ucciso? >> chiede sospettosa.
<< Certo che no! Lì per lì non feci neanche caso al paletto!
Mi gettai invece ai suoi piedi, piangendo e chiedendo il suo
aiuto! Speravo che lui potesse convincere i miei genitori
che io non ero un demone! Lui era un uomo di chiesa e a lui
avrebbero creduto! Per questa ragione afferrai la grossa
croce di legno, che portava legata intorno alla vita e presi
a baciarla per dimostrargli le mie buone intenzioni! >> ora
vediamo se capisci il resto.
<< E non ti bruciasti! E’ andata così, giusto? Ma allora
perché non hai più rivisto la tua famiglia? >> non c’è male,
è andata subito al punto, è veramente sveglia!
<< Il monaco era confuso, devi sapere che prima di prendere
i voti, lui aveva fatto parte della grande famiglia del
Consiglio! Era da loro che aveva imparato, che vampiri e
demoni erano molto di più di semplici leggende! Se ne era
però distaccato, disgustato dai loro metodi! Era da poco in
città e aveva saputo di una strana morte, la mia! Si era
quindi recato al cimitero e trovando la tomba aperta, aveva
seguito le mie tracce fino a lì. Il suo scopo era uccidermi,
ma quando vide che la croce non mi faceva niente, posò una
mano sul mio petto. Poi di nuovo mi pose la croce sulla
testa, niente! A quel punto, mi tirò un bel colpo in testa,
facendomi perdere i sensi! >> mi interrompo ancora, senza
rendermene conto sia io che lei ci siamo sbafati il secondo.
Le chiedo quindi se vuole il dolce, la frutta o il caffè!
Risposta negativa, quello che lei vuole e sapere il resto.
Non mi resta che farmi portare il conto. Adesso è l’ora
della passeggiata sulla spiaggia.
Qualche minuto più tardi, ci sediamo sulla sabbia, in un
posto isolato. Sento i raggi del sole che riscaldano le mie
fredde membra, e riprendo il mio racconto.
<< Mi risvegliai, qualche ora più tardi in quello che
sembrava essere un fienile. Ero stato legato come un salame
ad un palo di quelli che servono per tenere fermi i cavalli.
Il monaco che poi seppi si chiamava Eric O ‘Connor, mi stava
davanti e mi osservava come se fossi stato una strana
creatura, beh in effetti lo ero. Mentre ero privo di sensi
doveva avere fatto qualche sorta d’incantesimo o strane
analisi perché la prima cosa che mi disse fu “ Tu sei un
vampiro eppure hai conservato la tua anima e altre
peculiarità dell’essere umano, come ci sei riuscito?”. A me
lo chiedeva! Io non sapevo nemmeno di essere diventato un
vampiro! Dire che venire a scoprirlo fu uno shock, è dire
poco! Per poco non svenivo di nuovo! >>.
<< Tu non sapevi cos’eri? Com’è possibile? >> mi chiede lei,
incredula.
<< Vedi tesoro, anche se ero cambiato fisicamente,
mentalmente ero rimasto lo stesso ingenuo ragazzo che ero in
vita! Anche se intimamente avevo avvertito il cambiamento,
il fatto che avessi conservato l’anima mi rendeva sempre lo
stesso! Pensa che cercai di convincere padre O ‘Connor che
si sbagliava, che io non potevo essere ciò che diceva! >> le
spiegai pazientemente.
<< Ehi, un attimo….hai detto padre O ‘Connor! Non è che era
parente del capitano? >> che vi dicevo, sveglia la ragazza.
<< Sì, ci hai azzeccato! Ma prima di dirti di più è il caso
che riprenda la storia, altrimenti non capisci! Io ero
debole, il mio organismo agognava quel nutrimento che è
vitale per i vampiri, beh non solo per i vampiri! Lui lo
comprese e mi tese una borraccia piena di sangue di maiale!
All’inizio il solo odore di quel liquido mi rivoltò lo
stomaco, cercai di evitare di berlo, ma ero legato e lui
spinse a forza la fiaschetta alla mia bocca, dopo i primi
sorsi la storia cambiò, adesso ero io ad attaccarmi ad essa.
Senza rendermene conto assunsi anche l’aspetto della caccia!
Fu a quel punto che il monaco prese dalla sua sacca uno
specchio e me lo pose davanti, voleva che vedessi con i miei
occhi cosa ero diventato! >> dissi facendo una smorfia
d’amarezza.
<< Ehi, aspetta! Time out! Ma i vampiri non possono
specchiarsi! >> sempre attenta la piccola.
<< Io si! E a quanto pare, lui doveva averlo scoperto mentre
ero svenuto! Non ti dico come mi spaventai quando mi vidi!
Mio padre aveva ragione, ero diventato un demone! Iniziai a
gridare come un matto chiedendo di essere ucciso. L’unica
cosa che ottenni fu un bel ceffone! Una volta che mi fui
calmato, lui mi spiegò cosa fosse un vampiro e quanto io ne
fossi simile e diverso al tempo stesso! Considerando che
ancora non sapevo di essere immune al sole. Mi disse che
aveva pensato di uccidermi, ma che lo scoprire la mia
diversità lo aveva convinto a risparmiarmi, però per il mio
stesso bene e per quello della mia famiglia era necessario
che mi allontanassi da Londra. Per tutti io ero morto e un
mio ritorno sarebbe stato visto male, avrei rischiato il
linciaggio o peggio e con me i miei familiari! Mi convinse a
seguirlo in Irlanda, a Dublino dove risiedeva suo fratello;
io accettai, arrivato a quel punto non avevo più niente da
perdere! >> diedi uno sguardo all’orologio, il tempo a
nostra disposizione stava per scadere.
<< Spiacente piccola, ma ora devo andare, devo timbrare il
cartellino! >> esclamai frustrato, avrei voluto rimanere con
lei tutto il giorno, ma prima il dovere poi il piacere.
<< A che ora finisci il turno? >> mi chiede lei a sorpresa.
<< A mezzanotte, perché? >>
<< Potrei passare a prenderti dopo la ronda, così finiresti
la storia! >> magnifica proposta bambolina.
<< E magari potremmo andare a bere qualcosa, conosco un
localino fantastico! >> non voglio solo parlare con te,
micetta.
Voglio poterti stringere fra le braccia magari ballando al
suono di una musica lenta e sensuale.
<< Ok, allora ci vediamo dopo! >> evviva ha accettato.
Ci separiamo da buoni amici, vale a dire con un bacetto
sulla guancia, che però lascia entrambi insoddisfatti, lo
vedo da come mi guarda. Lei raggiunge la fermata
dell’autobus, mentre io mi dirigo alla mia scassatissima
autovettura.
In ufficio c’è sempre la solita routine, piccoli spacciatori
presi in flagranza di reato, poliziotti che vociano ordini a
destra e sinistra, insomma un gran casino. Ma oggi mi sembra
tutto diverso, sto passeggiando su di una nuvola, questa
sera la rivedrò e magari riuscirò a ottenere più di un
bacetto sulla guancia.
<< Tenente! Le sarei grato se volesse venire nel mio
ufficio! >> Angelus il solito rompiscatole.
Si ostina a darmi del lei sul lavoro, davanti ai colleghi,
non vuole che si sappia in giro come stanno le cose fra noi.
Per fortuna quelli hanno gli occhi foderati di prosciutto,
fin’ora nessuno ci ha fatto attenzione.
Con un sorriso leggermente beota, lo raggiungo.
<< Si, capitano, cosa posso fare per lei? >> dico a
beneficio degli astanti.
Una volta dentro, la musica non cambia, a parte che comincia
a darmi del tu.
<< Si può sapere perché non ti sei fatto vivo prima? Che è
successo dopo che me ne sono andato? >> chiede preoccupato.
<< Niente…se ne sono andati anche loro…a parte Buffy, lei è
rimasta con me siamo andati a pranzare fuori insieme! >>
sono ancora fra le nuvole.
<< E QUESTO SAREBBE NIENTE PER TE? SCOMMETTO CHE LE AVRAI
RACCONTATO TUTTO! >> mi chiedo se abbia problemi di
pressione alta, se continua a vociare così rischia un
infarto.
<< No, gli ho solo raccontato come sono diventato un
vampiro…il resto lo saprà questa sera, abbiamo un
appuntamento! >> gongolo felice.
Lui scuote il capo afflitto, si è reso conto che qualunque
cosa mi dicesse, mi entrerebbe da un orecchio, per uscirne
dall’altro! Eh si, sono proprio cotto! Non mi ha mai visto
così, e è incerto se esserne felice o preoccupato.
<< Fantastico…per te….ma come la mettiamo con Finn? Quanto
vuoi aspettare prima di mettere in giro quelle foto? Io non
lo reggo più! >>.
Questo mi fa ricordare del breve incontro con il soldatino,
e cado dalla nuvoletta.
<< Era ancora fuori quando siamo usciti! >> rivelo
cautamente.
<< COSA?>> ecco ci siamo, saranno fuochi d’artificio.
<< Calmo! Buffy ha avuto una brillante idea e si è
presentata come la mia nuova ragazza! >> dico per
tranquillizzarlo.
<< Pensa che lo ha perfino minacciato di denunciarlo per
molestie! E se continua a rompere ci scommetto che è pronta
a farlo! Forse non sarà necessario usare le foto…anche se mi
sarebbe piaciuto far sapere in giro che al soldatino, piace
pagare dei travestiti per farsi sculacciare da loro, tutti i
gusti son gusti ma il suo è veramente strano! >> aggiungo.
Il ricordo di quelle immagini serve più delle parole, un
sorriso perfido si staglia sul suo volto. Lui intende usare
quelle foto, eccome! Dopotutto è o non è Angelus?
Ma ora è arrivato il momento di pensare al lavoro, devo
mantenere la promessa che ho fatto alla rossa.
<< Senti, pensi che sia il caso, che vada ad interrogare
quei due a cui ho sparato? Non vorrei calpestare i piedi a
quelli dell’omicidi…lo sai sono così permalosi! >> chiedo a
lui in quanto mio superiore.
<< Che vadano a farsi fottere! Questo caso era nostro, prima
che ci mettessero lo zampino loro! Inoltre abbiamo ancora
un’indagine in corso…è logico che chiediamo informazioni sul
trafficante che è scappato! Tu vai pure e se fanno storie
mandali da me! >> e con questo ultimo scorcio di Angelus, la
conversazione è finita.
Esco e mi dirigo verso l’ospedale, non ho neppure bisogno di
mostrare il distintivo, alla ragazza alla reception basta un
mio sorriso e sarebbe pronta a rivelarmi qualunque cosa. Non
molto professionale, ma molto utile.
Camera 314, li hanno messi insieme. Andrew Dullard e
Jonathan Cork, due pesci piccoli che speravano di allargare
il giro. Per loro sfortuna, hanno incontrato me.
C’è un poliziotto di guardia alla loro porta, mostro il
distintivo per poter entrare, quello fa un po’ di storie, ma
un paio di paroline lo rimettono a posto. Quando entro provo
istintivamente il desiderio di ridere. Uno dei due, Dullard
credo, è messo prono sul letto, con una vistosa fasciatura
sulla chiappa destra.
<< Ehi! Tu sei quello che si è divertito a bucherellarci! >>
è il piccoletto a parlare.
<< Cosa? Ahia…per tutti Klingon , sei proprio tu!>> mai
girarsi di scatto, proprio sulla parte ferita.
<< Salve ragazzi! Vi trovo bene! >> la mia è ironia se non
si fosse capito.
<< Bene? Adesso ho un buco che prima non avevo! >> spiritoso
il nanerottolo.
<< Ma proprio al culo dovevi prendermi? >> un po’ meno
l’amico.
<< Se preferisci posso farti un buco in fronte, avresti la
possibilità di far uscire tutta l’aria che ti entra dalle
orecchie! >> non sono lì per giocare ed è meglio che lo
capiscano.
Il pivello ammutolisce, non deve essere molto sveglio, forse
non ha capito la battuta. L’altro invece mi guarda storto.
<< So perché sei qui! Ma da noi non ricaverai niente…noi non
parliamo! >> non so se è furbo o stupido.
<< Esatto! Noi non diciamo niente! >> questo invece è
proprio stupido.
<< Fate voi…io almeno ho fatto un tentativo…prima di passare
il caso a quelli della omicidi! >> dico noncurante.
<< Ehi! Un attimo che c’entrano loro? L’accusa è di traffico
di stupefacenti, no? >> sia ringraziato il cielo, i miei
colleghi in doppiopetto non hanno ancora parlato con loro,
il mio trucco può funzionare.
<< Eh! Volete dire che non lo sapete? L’accusa è omicidio di
primo grado! Avete sparato ad una ragazza e quella ci ha
rimesso le penne! Ho paura che non ve la caverete facilmente
questa volta! >> faccio il dispiaciuto.
Si tirano su ritti a sedere, persino il biondino con le
natiche forate, tutti spaventati. Sono proprio dei
novellini, chissà come si sono messi in una situazione più
grande di loro.
<< Non siamo stati noi a sparare a quella ragazza! >>
esclamano all’unisono.
<< Non che a me interessi…ma anche se, e badate bene dico
se, le pallottole che l’hanno uccisa non sono uscite dalle
vostre pistole, ciò non toglie che siate complici in
omicidio! Il procuratore non ci va tanto leggero con questo
reato, chiederà certamente il massimo della pena! A meno
che…>> lascio la frase in sospeso, voglio vedere se
abboccano.
<< Parleremo solo in presenza del nostro avvocato!>> dice
Cork, vuole fare il duro.
<< Parla per te! Io voglio prima sentire cosa ci propone! >>
non è poi così stupido il biondino.
<< Come ho già detto, questo caso non è più di mia
competenza…ma se rispondete a qualche domandina…potrei
mettere una buona parola per voi, il mio capitano è pappa e
ciccia con il procuratore e se mi aiutate a catturare quel
bastardo di Warren…potrebbe uscirne qualcosa di buono per
voi! Se invece volete un avvocato fate pure, ve la vedrete
con quelli della omicidi! >> la mia proposta è chiara.
<< Possiamo discuterne un attimo fra di noi? >> chiede
pratico il tappetto.
Più che giusto, mi allontano di qualche passo e mi metto in
un angolo. Tanto posso sentire lo stesso quello che si
diranno.
<< Tu che ne dici? >> Dullard.
<< Non lo so, e se poi ci frega? >> Cork.
<< Lui è da solo, se anche rivelasse quello che diremo, non
avrebbe prove per sostenerlo! >> e no, non è per niente
scemo.
<< Hai ragione, a questo non avevo pensato, non abbiamo
niente da perdere! >> questo lo dici tu!
Sarò anche da solo, ma ho nascosto un registratore in tasca.
<< Siamo d’accordo, fai le tue domande, vedremo se
rispondere! >> l’accordo è raggiunto.
<< OK! Prima domanda: come avete fatto a prendere contatto
con lui? >> e mentre lo chiedo, mi domando come due sfigati
come loro siano riusciti a contattare uno di quel calibro.
<< Ho intercettato per caso una sua e-mail! Stava
comunicando con un suo contatto, ci siamo interessati e
abbiamo deciso di contattarlo. Io sono un genio con il
computer e mi piace scorrazzare su internet! Trovare la sua
casella di posta elettronica è stato semplicissimo! >>
esclama tutto gasato il biondino. Mi mancava un Hacker.
Naturalmente chiedo quale fosse e mi appunto la risposta,
questo potrebbe rivelarsi molto utile.
<< Di che natura era la consegna? >> chiedo.
<< Ehhh? >> santa pazienza aiutami tu.
<< Che tipo di droga doveva consegnarvi? Crack, cocaina,
pastiglie…cosa?>> spiego pazientemente.
<< Una nuova droga sintetica, da tirare, come la cocaina!
L’ha inventata lui, si chiama Blood, perché rossa come il
sangue, noi ne avevamo sentito parlare….e visto che il
commercio è solo all’inizio il prezzo era buono! >>
interessante, quindi deve avere un laboratorio da qualche
parte.
<< Presumo che non sappiate dove trovarlo, vero? >> sarebbe
troppo bello.
<< No! Tutta la transazione si è svolta tramite internet, ci
ha chiesto due foto per poterci identificare e ci ha dato
appuntamento in quella palazzina, precisando che dovevamo
presentarci da soli! >> come immaginavo.
<< Bene ragazzi, questo è tutto! Avete visto è stato
semplice…tre domandine e ve la siete cavata! >> è inutile
cercare di spremerli di più, questi non sanno altro.
<< D’avvero metterai una buona parola per noi? >> chiede
Dullard speranzoso.
<< Ne parlerò al mio capitano, la parolina la deve mettere
lui! >> questo posso anche farlo.
Esco dall’ospedale appena in tempo, stanno arrivando i
detective della omicidi e non ci tengo a scontrarmi con
loro. Quando arrivo in centrale, a Liam è già arrivata una
telefonata, hanno saputo che ho fatto visita ai due.
E’ al telefono quando entro nel suo ufficio, ancora una
volta mi gusto Angelus al meglio delle sue potenzialità.
<< Si dà il caso che il tenente Tale, abbia agito su mio
ordine!…..Si lo so che l’omicidio è affare vostro…. Dovevamo
saperne di più sul traffico di stupefacenti, e questo è
affare nostro! >> non c’è che dire sa proprio farsi valere.
Ne sono orgoglioso.
Quando finalmente riesce a mollare quei rompiscatole si
rivolge a me.
<< Che hai saputo? >> sa che non andrei mai da lui a mani
vuote.
Io tiro fuori dalla tasca il registratore e gli faccio
ascoltare il nastro, meglio che senta con le sue orecchie.
<< Quindi ora in giro c’è una nuova droga, della quale non
si conoscono gli effetti! Come se le altre non bastassero!
>> certe volte è decisamente pessimista.
<< Già e gli accordi vengono presi tramite internet, non
sarà facile scoprire dove si nasconde quel topo di fogna! >>
e mi contagia.
<< Comunque dalla casella di posta elettronica, potremo
scoprire dove si terranno altri contatti! >> per fortuna io
mi riprendo in fretta.
<< Già, buona idea, magari riusciremo ad incastrarlo in uno
degli incontri! >> anche io posso essere contagioso, è
tornato ad essere Angel.
<< Mi metto subito al lavoro! Senti…ho detto a quei due che
tu potevi mettere una parolina per loro…sono solo degli
sfigati finiti in un giro troppo grosso per loro… >>
accidenti a me e al mio cuore tenero.
<< Vedrò cosa posso fare…ma qualche annetto di carcere non
glielo toglie nessuno! >> anche lui in fondo è un tenerone.
Passo il resto del mio turno incollato al computer, leggendo
e rileggendo ogni e-mail che quello stronzo ha inviato.
L’ultima risale a due giorni prima, è l’appuntamento con i
due bambocci. Da allora silenzio assoluto, forse sta
rimanendo fermo in attesa che il clamore passi, o forse ha
cambiato casella postale.
Mi sento gli occhi come due palline da golf, le lenti a
contatto mi bruciano come il fuoco, non so che darei per
togliermele, ma non posso rischiare. Finn potrebbe essere
nei paraggi e apparire quando meno me lo aspetto.
Improvvisamente però ogni sensazione di stanchezza sparisce,
Buffy è appena entrata e si sta guardando in giro,
cercandomi.
Liam è già andato a casa, lui è il capo può permetterselo.
E’ mezzanotte e io non mi sono reso conto del passare del
tempo, beh ora ha smesso completamente di scorrere.
<< Ciao! >> mi fa timidamente lei.
<< Ciao! >> rispondo a corto di saliva io.
Afferro la giacca che avevo messo sullo schienale della
sedia e la prendo a braccetto, la trascino quasi, fuori
della centrale, non resisto più, mi infilo in un vicolo lì
vicino. E finalmente la bacio. Mi attacco alle sue labbra
come uno che sta annegando si attaccherebbe a una bombola
d’ossigeno che gli viene porta.
Lei all’inizio cerca di tirarsi indietro, ma poi si lascia
andare e diventa persino più appassionata di me! Le nostre
lingue danzano l’una nella bocca dell’altro. Le mie mani
corrono al suo seno, ne stuzzicano i capezzoli, ottenendo un
gemito in risposta.
Anche lei inizia ad esplorare il mio corpo e le sue manine
si posano sui miei glutei, stringendoli, attirandomi di più
a sé.
La mia erezione ora preme contro di lei che vi si struscia
sensualmente.
Una volante che passa con la sirena accesa, mi fa tornare
alla realtà! Maledizione, non voglio che la nostra prima
volta sia in uno sporco vicolo, con il rischio che qualcuno
ci veda. Il bacio si interrompe, ma rimaniamo abbracciati,
le nostre teste poggiate fra di loro, i respiri affannati.
Io non respiro, ma l’affanno ce l’ho lo stesso. Wow lei è
dinamite!
<< Scusa, ma quando ti ho vista non ho retto più! >> le
dico, cercando di dare una spiegazione a quella tempesta di
ormoni.
Lei non risponde, forse è ancora sconvolta da quello che è
accaduto e sarebbe potuto accadere. Le cingo le spalle con
un braccio mentre la scorto verso la mia auto, lei
timidamente mi allaccia il suo alla vita. Ci scambiamo uno
sguardo che vale più di mille parole, qualunque cosa sia
successa non è stato uno sbaglio ed è destinata a ripetersi.
Questo mi tranquillizza alquanto.
Raggiungiamo in silenzio il locale dove intendevo portarla.
E’ un piano bar, musica discreta e accoglienti separè, dove
le coppiette possono trovare un minimo d’intimità. Ci
sediamo vicini, i corpi ancora frementi dalle carezze
ricevute e date.
<< Senti…non prendertela a male…ma quello che è successo
prima…io non sono ancora pronta a parlarne….ti spiace se
mentre cerco di metabolizzare la cosa, ti chiedo di andare
avanti con la tua storia? Forse se ti conoscerò meglio
riuscirò…o non so neppure io a fare cosa…ma mi sarebbe
d’aiuto! >> lei parla esitante.
Mi ricordo che in fondo è ancora molto giovane, capisco il
suo desiderio di prendere tempo, io stesso ne ho bisogno.
<< Come vuoi tu passerotto! Ma una cosa voglio che ti sia
chiara…tu ed io…non è una storia da poco…non per me! Io
voglio una storia con la S maiuscola, qualcosa di serio,
insomma! >> meglio essere chiari.
Lei annuisce, e la mia speranza cresce, forse è lo stesso
anche per lei.
<< Dunque, riprendiamo…dove ero rimasto? Ah si! La mia
partenza per l’Irlanda…dopo che ebbi accettato di
accompagnarlo, lui mi slegò e mi disse che dovevamo
attendere la notte per metterci in viaggio, almeno questa
era la sua idea, ma io ero ancora intento in propositi
suicidi, lo spinsi con forza di lato e cercai di uscire
fuori al sole, che secondo quanto mi aveva detto avrebbe
dovuto farmi bruciare. Immagina la mia e la sua sorpresa
quando mi resi conto che non avveniva, così come le croci,
neanche il sole poteva nuocermi! A quel punto non sapevo
davvero più che fare, tanto valeva che lo seguissi
veramente! Visto che la luce solare non era più un problema,
ci recammo al porto, dove salimmo su un brigantino diretto
in quel paese, era la prima volta che lasciavo Londra e
vedendo la costa che scompariva lentamente mi chiesi se ci
avrei mai più fatto ritorno.>> c’è amarezza nella mia voce.
<< Deve essere stato difficile per te, abbandonare ogni
cosa! Anch’io ero triste quando ho lasciato Sunnydale, la
città in cui sono nata…ma almeno io avevo vicino a me mia
madre e i miei amici! >> la sua partecipazione al mio dolore
mi commuove.
<< In fondo, nemmeno io ero solo…padre O ‘Connor fu molto
gentile e comprensivo, si prese cura di me. Quando arrivammo
a Dublino, mi portò a casa di suo fratello, Adam. Fece in
modo che venissi ben accolto dalla sua famiglia, che in
seguito divenne anche la mia. Iniziai quindi a lavorare con
loro. Adam O ‘Connor era un signorotto locale e aveva
diversi possedimenti, una mano in più per gestirli faceva
sempre comodo. Imparai a fare di tutto, da zappare la terra
a tenere i conti, riuscii insomma a farmi ben volere. Gli
anni passavano e di tanto in tanto il monaco tornava a farci
visita, ogni volta però, benché le avesse cercate, non aveva
spiegazioni per la mia diversità! Ma a me non importava,
stavo bene dove mi trovavo. Dovettero passare una ventina di
anni prima che insorgessero dei problemi! >> ho la gola
secca a furia di parlare e mi fermo per ristorarmi con una
bella birra fresca. Buffy però non molla.
<< Che genere di problemi? >> mi incita.
<< La gente cominciava a notare che non invecchiavo…>>
riprendo a narrare, ma lei mi interrompe.
<< Ma tu hai detto…>> ora sono io ad interromperla.
<< Piccola, ho più di trecento anni e nel frattempo ne sono
invecchiato solo di una decina, dopo venti anni la
differenza non si vedeva proprio! Ho scoperto dopo che
invecchiavo, anche se molto lentamente! >> le spiego.
<< Capisco, quindi a quel tempo dimostravi sempre venti
anni! Sai mi sarebbe piaciuto conoscerti allora! >> mi
confessa candidamente.
Oh tesoro, non sai quanto sarebbe piaciuto anche a me!
<< Già, non ero niente male…considerato che ora non sono
esattamente al meglio delle mie potenzialità! Se mi vedessi
con il mio vero aspetto ne rimarresti stupita! >> ghigno.
<< Che intendi dire? >> chiede lei confusa.
<< Tanto per cominciare il mio colore di capelli non è
quello naturale, idem per quanto riguarda il colore degli
occhi, porto lenti a contatto colorate. Inoltre i vestiti
che indosso mi fanno sembrare una specie di salsicciotto
ambulante! >> spiego.
<< Ma perché lo fai? >> chiede stupita.
<< Passerotto siamo nell’era della tecnologia, i sistemi per
identificare una persona si fanno ogni giorno più difficili
da eludere. Il minimo che posso fare per dare credito alla
mia attuale identità è cercare di assumere un aspetto
diverso dalle mie precedenti identità! >> ecco spiegato
l’enigma.
Lei annuisce pensosa, forse sta cercando di immaginarmi
diverso, te l’ho detto piccola, ti sorprenderei.
<< Comunque, ritornando a noi…a quel tempo la caccia alle
streghe non era ancora proprio finita, e uno che per venti
anni non invecchia dava nell’occhio! Se si aggiunge che poi
scoppiò un epidemia di febbre…ne venni considerato il
colpevole! Che importa se alcuni membri della famiglia erano
morti…secondo loro avevo fatto un patto con il demonio!
Dovetti scappare, abbandonando persone care che erano ancora
malate, per il loro stesso bene! Altrimenti ci avrebbero
messi al rogo tutti! >> rabbia a disgusto arrochiscono la
mia voce.
<< Ma è orribile, disumano…barbaro! Possibile che fossero
ancora così arretrati? >> anche lei è furibonda.
<< Buffy, eravamo solo nella prima metà del settecento, la
popolazione era ancora composta in maggioranza da
analfabeti, le credenze popolari avevano ancora un forte
ascendente! Pensa che in alcuni paesi è ancora così oggi, e
persino peggio! Fuggire era la sola cosa che potessi fare,
tornai in Inghilterra, a Londra, confesso che desideravo
sapere cosa ne era stato della mia vera famiglia! Non trovai
niente, tutto era diverso, persino la casa era stata
abbattuta, sopra ci era stato costruito un nuovo palazzo.
Chiedendo informazioni in giro, seppi che la mia famiglia se
ne era andata a vivere in campagna, presso dei parenti,
nemmeno due mesi dopo che ero morto, come se volessero
tagliare per sempre i ponti con me! La mia tomba giaceva
abbandonata al cimitero e nessuno vi aveva mai messo dei
fiori! Non sapendo dove altro andare, rimasi lì al cimitero,
in una cripta, rifuggendo chiunque, umani e esseri simili a
me! Avevo di nuovo perso tutto e questa volta il colpo era
stato peggiore! Mi nutrivo a malapena, con animali catturati
nel bosco vicino! >> devo fare una pausa, l’amarezza dei
ricordi è troppo forte.
Lei mi guarda con calore poi improvvisamente si sporge verso
di me e mi bacia, un bacio dolce, tenero teso a lenire.
<< Ma le cose devono essere migliorate dopo, no? Lo prova il
fatto che tu e il capitano siete ancora una famiglia! >>
giusto amore, ne ho passate tante, ma ho ancora una
famiglia.
<< Già! Non sarò mai grato loro abbastanza! Erano passati
quasi due mesi dalla mia fuga, quando un giorno mentre mi
aggiravo nel cimitero, mi sentii chiamare. Era Liam, il
figlio maggiore di Adam; il capitano ne porta il nome in suo
ricordo. Mi disse che lui e ciò che restava dei parenti,
avevano abbandonato a loro volta la città. Era stata una
loro scelta, avevano venduto tutto e si erano trasferiti a
Londra, con il preciso scopo di ritrovarmi! Il vecchio Adam
era morto e con lui tre dei suoi cinque figli, falciati
dalla febbre! Rimanevano solo Liam, Dafne sua madre e sua
sorella Delphine. Non ero più solo, avevo di nuovo una
famiglia che al contrario di quella vera, non aveva nessuna
intenzione di lasciarmi al mio destino! >> do uno sguardo
all’orologio, si sono fatte le due di notte.
<< Passerotto, è molto tardi, che ne dici se ti riaccompagno
a casa e riprendiamo il discorso domani ? >> propongo.
<< Hai ragione è tardissimo, mia madre sarà preoccupata! >>
dice lei saltando in piedi.
Corriamo quasi verso la macchina, lei mi da il suo indirizzo
ed io cerco di fare il più in fretta possibile. Riportare a
casa tardi una ragazza, non fa un bell’effetto sulla madre,
non la conosco ancora ma vorrei farle una buona impressione.
<< Senti domattina non posso, c’è il funerale di Tara, anzi,
perché non vieni anche tu? Sempre se non sei di turno! >> mi
propone.
<< No, domani, o meglio oggi…entro alle venti e faccio tutta
una tirata fino alle 6 di mattina, carenza di personale, noi
poliziotti abbiamo dei turni massacranti! Senti…ma non sarò
di troppo? >> chiedo, in fondo io neanche la conoscevo e i
suoi amici potrebbero non apprezzare la mia presenza.
<< No, sono certa che a Willow farebbe piacere…ti trova
simpatico! >> sentimento reciproco rossa.
<< OK! A che ora si tiene il rito? >> spero che non sia
troppo presto.
<< Alle 11, presso la cappella del cimitero grande, quello
in cima alla collina, hai presente? >> no, per fortuna non
lo è.
<< Si, conosco il posto! Allora ci vediamo lì! >>.
Intanto siamo arrivati davanti a casa sua, una villetta
veramente carina, con un bel giardino davanti. Lei scende e
si avvia alla porta, io la seguo, magari rimedio il bacio
della buonanotte.
Niente bacio, sua madre è appena uscita di casa con un
diavolo per capello!
<< Buffy, ti sembra questa l’ora di tornare? Ti è successo
qualcosa? E quello chi è? >> parla a raffica.
Io preso in contropiede le sussurro all’orecchio:
<< Tua madre sa che sei una cacciatrice? >>
Non posso certo presentarmi dicendo “Salve signora, stia
tranquilla io sono un vampiro ma anche un poliziotto!”,
voglio sapere come comportarmi e poi certe cose è meglio che
le sappia dalla figlia.
<< Si! >> mi sussurra lei di rimando.
Bene adesso devo dare il meglio di me, tirare fuori tutto il
mio charme.
<< La prego di scusarmi, signora Summer, è colpa mia se sua
figlia ha fatto così tardi! Mi presento: tenente Jake Tale
della sezione narcotici di Los Angeles! Mi sto occupando del
caso di Tara Maclay, ho promesso a sua figlia e ai suoi
amici, che avrei catturato il colpevole a tutti i costi.
Stavamo parlando e non ci siamo resi conto dell’ora. La
prego di scusarmi ancora, so bene come una madre deve stare
in pena quando la figlia è fuori di questi tempi! >> dico,
con un sorriso da cardiopalma e concludo con un baciamano,
alle signore fa sempre un certo effetto.
Colpita e affondata, lei diventa uno zuccherino, scommetto
che se non fosse per l’ora tarda, mi inviterebbe dentro a
bere una bella cioccolata calda, magari con dei marshmallow
dentro!
<< Oh, la prego di scusarmi tenente…se avessi saputo che mia
figlia era con lei, non mi sarei preoccupata così! Si vede
che lei è una persona di cui ci si può fidare! >> Buffy la
guarda con tanto d’occhi.
<< Ma siamo certi che sia mia madre? >> mi sussurra a voce
leggermente più alta di prima, la sua intenzione è palese.
<< Che intendi cara? >> le chiede la madre, che non ha
problemi d’udito.
<< E me lo chiedi anche? E’ la prima volta che ti vedo tutta
gentile con qualcuno che hai appena conosciuto! Persino a
Giles hai fatto il terzo grado! >> esclama il mio amore.
Io ghigno soddisfatto, è questo l’effetto che ho sempre
fatto sulle donne e a quanto pare non ho perso il mio tocco.
<< Che sciocchezze! Io sono sempre gentile…e poi basta
guardare il tenente per capire che è una brava persona! >>
tale madre tale figlia, stessa verve!
<< Sarà….ma secondo me…tu sei stanca morta e non connetti
più! Forse sarà meglio che ti scorti in casa e ti metta a
letto!>> che vi dicevo?
Le due Summer, rientrano in casa, a turno mi fanno un
salutino con la mano, di nascosto l’una dall’altra. Speriamo
bene, non vorrei aver esagerato, vorrei Joyce Summer come
suocera, non come corteggiatrice.
Salgo sull’auto e sto per mettere in moto, quando vedo una
luce accendersi al piano superiore della villetta, poi nella
finestra vedo stagliarsi l’immagine di lei, dunque è quella
la sua camera. Noto che un albero del giardino con i suoi
rami sfiora il tetto sotto la finestra. E’ un attimo, scendo
e prendo ad arrampicarmi sull’albero come un ragazzino, mi
sento tanto Romeo.
Poi la vedo, si sta infilando un buffo pigiama con le
paperelle, sembra così giovane e dolce. Non resisto e busso
al vetro.
Lei si gira di scatto, quando mi riconosce, prima chiude a
chiave la porta di camera sua, poi viene ad aprirmi e si
sporge verso di me.
<< Che ci fai appollaiato vicino alla mia finestra…è
pericoloso…se cadi…>> che tenera si preoccupa per me.
<< Ehi, vampiro qui, ricordi? Dubito che una caduta da
questa altezza mi sarebbe fatale! Non resistevo…>> e le
scrocco un bacio da una mille e una notte.
Poi, mentre lei è ancora ad occhi chiusi, fremente, mi
stacco e comincio a scendere.
<< Te ne vai gia? >> chiede delusa.
<< Volevo darti il bacio della buonanotte e l’ho fatto!
Buona notte principessa riccioli d’oro! Sognami perché io
sognerò te! A domani! >> le lancio un altro bacio, prima di
andarmene.
Quando arrivo a casa, sono già nel mondo dei sogni, prima
ancora di posare la testa sul cuscino. Per fortuna ho messo
la sveglia, altrimenti avrei continuato a sognarla per
sempre.
E’ piacevole risvegliarsi senza i postumi di una sbornia.
Liam, se fosse qui non crederebbe ai suoi occhi, vado a giro
per l’appartamento cantando a squarciagola un vecchio
successo italiano, Volare! Lo so come canzone non è nel mio
genere, io preferisco il rock duro, ma questa mattina mi
sono svegliato con questo maledetto motivetto in testa, e
devo dire che è in sintonia con il mio umore. L’unico
problema è che devo andare ad un funerale, speriamo che
questo momento di pazzia canora mi passi, non vorrei
mettermi a canticchiare durante la funzione, sarebbe di
cattivo gusto.
Sono le 10,30, devo spicciarmi, voglio essere lì prima che
lei arrivi. Guido la mia carretta come un matto e mi becco
alcuni accidenti dagli altri automobilisti, fremo al
pensiero di rivederla.
Quando arrivo lì, ne approfitto per dare un’annusata in
giro, il posto alla luce del giorno sembra sereno e
accogliente, ma io so bene che di notte è tutto un altro
discorso. Distinguo infatti l’odore di almeno cinque o sei
vampiri, più quello di un paio di demoni. Evidentemente,
Buffy non ha fatto qui la ronda stanotte, devo appuntarmi di
informarla dell’attività che ho registrato.
Mi sono sempre chiesto perché dei vampiri, che notoriamente
cercano umani vivi per nutrirsene, amino circolare in quel
luogo di morte, è un controsenso.
Vedo arrivare una fila di macchine, devono essere loro,
infatti vedo scendere da una, la rossa. Mi dirigo verso d