
DISCLAIMER: Questa fanfiction non ha scopo di lucro. I personaggi di ATS e di BTVS appartengono a Joss Whedon, alla Mutant Enemy e alla Fox, tranne alcuni del tutto nuovi e, ovviamente, tutti miei. Uno in particolare.
SPOILER: Nessuno.
LIMITI DI ETA' : Nessuno. Questa storia non è, né più, né meno,violenta di uno qualsiasi degli episodi di ATS.
COLLOCAZIONE TEMPORALE:Dopo le prime due serie di Angel e la quinta di Buffy.
RIASSUNTO: Dopo la morte di Buffy, Angel entra in crisi e cade in una trappola mortale, tesagli da un nemico lontano ma spietato. La dura esperienza apre il suo cuore a nuove emozioni e forse ad un nuovo amore…..
NOTE: Angel non lascia Los Angeles per andare nello Sri Lanka. Il periodo tra la morte di Buffy e il ritorno di Darla è più lungo di quello adottato dagli autori nella terza serie di ATS.
Periodo: Dicembre 2005.
Autrice: Christalline@tele2.it
Viaggio senza ritorno
Negli ultimi giorni sembrava tutto più tranquillo, nella ''sua'' Los Angeles, ed Angel aveva dato la serata libera a Gunn e a Wesley. Cordelia non aveva avuto nessuna visione dopo quella , di due settimane prima, della ragazza posseduta e ora, risolto il problema, anche lei si stava godendo quelle ore di libertà e di riposo.
Non era molto tardi, ma già notte, quando Angel camminava sul marciapiede, le mani nella tasca del soprabito, immerso nei suoi pensieri. Lei era morta ormai da diversi mesi, ma lui non era ancora riuscito a farsene una ragione. Stare lontani, sì…Questo poteva anche accettarlo. Ma il pensiero di aver perso definitivamente l'unica persona al mondo a cui aveva voluto bene, quel bene, lo torturava senza pietà. Per lei aveva rinunciato persino alla possibilità, regalatagli dal caso, di essere di nuovo un uomo; per poterla proteggere aveva scelto una vita eterna fatta di tormenti e rimpianto. Tutto inutile. E la solitudine era divenuta di nuovo un peso insopportabile , sempre di più, giorno dopo giorno, notte dopo notte…....
''Salve Angel….''
''Mitch…..''
Dedito al gioco e alle belle donne, Mitch era una vecchia conoscenza di Angel. Questi non lo considerava un amico ma spesso da lui otteneva informazioni utili per il suo lavoro.
''E' da parecchio che non ti si vede in giro.''
"Avevo qualcosa da fare."
"Davvero? E che cosa? Derubare qualche poveraccio o prendere in giro qualche ragazza ricca e stupida?''
"No,no....Ho messo la testa a posto ora. Faccio solo quello che mi riesce meglio, raccogliere e divulgare notizie…."
"Già, magari in cambio di qualche biglietto verde, non è vero?Non cambierai mai, sempre schiavo del vile danaro!"
"Per te è facile. Non devi mica mangiare, tu!"
''Senti, non ho voglia di fare conversazione perciò, taglia corto…..Hai qualcosa per me?”
”Ti ricordi di quel trafficante di droga che tempo fa hai pestato?”
”Sì e allora?”
”Bè, è arrivato in città con un altro carico di oppio e di clandestini. Quei poveracci stanno rinchiusi in un container scaricato al molo Est.”
” Andrò a vedere di che si tratta.”
”Sta attento…..”
Nella voce di Mitch un attimo di indecisione e, nell'aria, l'odore della sua paura. Angel la percepì, ma non le diede peso. Dopotutto quell' uomo sapeva che lui avrebbe potuto schiacciarlo come un moscerino, se solo lo avesse voluto.
Di solito i traffici illegali degli umani non rientravano tra gli interessi di Angel, ma il pensiero di quei miserabili rinchiusi come fossero animali lo rendeva furioso. Era trascorso un anno da quando, casualmente, si era imbattuto nei cadaveri di alcuni uomini lasciati ammuffire dentro un magazzino abbandonato. Ma lui ricordava ancora troppo bene quella scena….
L'odore del sangue , i corpi smagriti e le loro facce, segnate da chissà quali sofferenze. Per questo decise subito di verificare l'informazione ricevuta, anche se sapeva che questa volta non ci sarebbe stato nulla di demoniaco o semplicemente di soprannaturale da combattere.
Arrivato al molo Est del Santa Monica, Angel si accorse di due uomini che sembravano di guardia ad uno dei container. A quanto pare la soffiata era fondata. Si avvicinò cercando di non farsi scorgere e all’improvviso piombò sull’uomo a lui più vicino, scaraventandolo per terra dietro di lui. Poi si apprestò ad affrontare il complice armato di coltello.
Il suo intento era di disarmare, uno dopo l’altro, i due uomini. E aprire le porte del container per permettere a quei poveri disgraziati di scappare, sfuggendo a una vita di sfruttamento e clandestinità . Mentre lottava con loro , dal portellone socchiuso del container uscì una piccola folla di esseri umani, di varie età e varie nazionalità, tutti asiatici. Erano laceri e affamati, provati dalla fame e dagli stenti del lungo viaggio e in un attimo si sparpagliarono in tutte le direzioni, dileguandosi nel buio.
Ma Angel non si accorse che tra di loro si erano mimetizzati altri due uomini, armati di fulminatori elettrici, i quali diedero man forte ai primi due, così ben presto si ritrovò a terra paralizzato, mentre un colpo alla testa gli faceva perdere i sensi.
I quattro uomini, un po’ malconci, lo portarono a bordo di una grossa nave mercantile ancorata alla banchina. Appena saliti a bordo un uomo diede l'ordine di togliere gli ormeggi e la nave salpò in tutta fretta….
Quando Angel riprese i sensi, sentì il bisogno di passarsi la mano dietro la nuca. Aveva un forte dolore dove era stato colpito, mentre gli occhi intanto si adattavano alla poca luce dell’ambiente.
Un senso di pesantezza ai polsi e alle caviglie gli fece subito capire di essere legato; le catene erano fissate in alto, in un angolo, il destro, di quella che sembrava una piccola stanza all'interno di una nave, priva di oblò e chiusa da una porta stagna.
Per prima cosa controllò la consistenza della catene che facevano di lui un prigioniero. Erano spesse e pesanti. Impossibili da spezzare, anche per un vampiro forte come lui. La rabbia gli diede alla testa come un fiume in piena, costringendolo a trasformarsi. L 'informazione di Mitch era dunque una trappola. E lui ci era cascato in pieno. Come un principiante!
I suoi sensi erano alla ricerca di rumori o odori che lo aiutassero a identificare meglio il pericolo in cui sentiva di trovarsi. Chi l’ aveva catturato e perché? Gli stessi sensi gli suggerivano che il sole era già sorto e ciò lo aiutò a recuperare in pieno la sua lucidità e, con essa , il suo aspetto umano. Ma proprio mentre cominciava a chiedersi quanto tempo fosse passato da quando lo avevano tramortito, la porta stagna si aprì e una mezza dozzina di uomini entrarono nella stanza prigione. Il vampiro era ormai in piedi.
”Vedo che si è ripreso a meraviglia, signor Angel!”
Colui che gli aveva rivolto la parola era un americano, di corporatura alta e magra, molto asciutta, e dal fare autoritario ma cauto, che gli si parò di fronte con aria trionfante dopo aver ordinato a due dei suoi uomini di immobilizzare Angel contro la parete.
Le lunghe catene che lo legavano potevano essere infatti regolate a distanza da un argano vicino alla porta , lasciando il prigioniero libero di mettersi disteso a terra o seduto oppure completamente immobilizzato, in piedi, con le braccia tirate dall’alto.
“Sei è un soggetto pericoloso….Perciò mi scuserai se prenderò tutte le precauzioni che ritengo necessarie per assicurarmi che tu non sfugga alla nostra amorevole e attenta custodia….”
Il tono di quell' uomo era ironico e per niente simpatico.
“Dovevo immaginare che dietro a questa storia ci fossi tu, Docks. Pensavo che la lezione dell’altra volta ti fosse bastata a convincerti a cambiare lavoro, ma adesso credo che sarebbe stato meglio se ti avessi tolto di mezzo definitivamente!''
Gli rispose immediatamente Angel, con aria di sfida e per niente intimorito dalle parole del capitano.
"Quando gli affari vanno a gonfie vele non si cambia lavoro! E poi ho avuto anche il tempo di prepararti questo piccolo scherzo in cui sei caduto come un pivello! Devi scegliere meglio le tue fonti…..Il tuo amico non ha saputo resistere alla mia offerta e mi ha detto tutto di te!"
"Quando tornerò libero regolerò i conti anche con lui….Io non dimentico. ''
"Temo che non ti sarà possibile. Tu non uscirai vivo da questa trappola. Sei qui per espresso desiderio del signor Ling……Lui vuole conoscere di persona colui che gli ha procurato danni per svariati milioni di dollari. Non avresti dovuto buttare a mare i suoi carichi di droga e aiutare a scomparire i clandestini destinati a lavorare nelle sue attività. Il signor Ling è stufo della tua ingerenza in affari che non la riguardano e ha deciso di toglierti di mezzo, ma ti assicuro che non lo farà in maniera rapida, ma molto lentamente e soprattutto, lo farà di persona. Perciò il mio compito è di assicurarmi che tu resti vivo fino al nostro arrivo a Shangai, ma senza renderti il soggiorno troppo confortevole!”
Angel non rispose e si guardò bene dal mostrare la sua rabbia e la sua frustrazione per quelle parole, continuando a guardare fisso negli occhi il suo interlocutore con aria sicura, ma dentro di sé crescevano la paura e il dubbio che questa volta fosse arrivata veramente la fine.
Il capitano Docks, perché era in effetti il comandante del mercantile, spiava il viso e il corpo di Angel per carpirne le emozioni o un segno qualsiasi di cedimento o paura ma rimase deluso, e i due continuarono a guardarsi negli occhi per un lungo interminabile istante. Poi uno dei suoi uomini lo chiamò.
"Capitano Docks, la vogliono in sala comando!"
Il comandante, mollando senza tanti complimenti un pugno ad Angel in pieno viso, si allontanò, sibilando…
"A presto!''
Due degli uomini, Brian e Skin , rimasero con Angel e questi capì subito che avevano un incarico preciso da adempiere, e infatti cominciarono a tempestarlo di pugni e calci dappertutto.
Dopo un bel po’ di colpi, Brian allentò le catene. Angel cadde in ginocchio, sanguinante e sfinito. Prima di assestargli un ultimo calcio nello stomaco, però, gli mormorò in un orecchio:
”Sappiamo cosa sei, sappiamo tutto di te e ti assicuro che faremo di tutto per rallegrare questo tuo soggiorno …..Benvenuto a bordo, bastardo!”.
La nave fece tappa al largo di San Francisco, dove un motoscafo si accostò alla nave per far salire a bordo una giovane donna .Docks la attendeva a prua.
"Buongiorno Chris, come stai?
"Bene capitano e tu?''
"Bene. Sei pronta per questo viaggio?''
"Sì, credo di sì. Fai imbarcare le casse e possiamo andare. Fate attenzione, sono attrezzature molto delicate e soprattutto molto costose. Il signor Ling ci tiene molto. Lui dov'è?
"Ci aspetta a Shangai. Mi ha detto di scortare personalmente lei e le attrezzature fino al Museo.''
"Bene, così finalmente lo conoscerò!"
Docks ha un tono confidenziale con la ragazza.
"Così avremo un sacco di tempo da passare insieme!''
"Capitano, io sono qui per lavoro, tu invece pensi sempre alla stessa cosa…Non cambierai mai?''
"Che ne dici di cenare con me stasera?"
La ragazza sospirò, non sembrava contenta dell'invito.
"D'accordo, a stasera. Posso andare nel mio alloggio ora?Mi lasci passare?"
Il capitano che le sbarrava il passo, la invitò ad andare con un gesto della mano.
Un marinaio la accompagnò al suo alloggio. Le aprì la porta. Lei la chiuse dietro di sé.
Quando fu sicura di essere sola tirò un sospiro di sollievo, andò verso il suo bagaglio e aprì la cerniera di una sacca. Fuori ne uscì un piccolo animale,un coniglietto bianco e grigio.
"Ciao Perla, finalmente siamo soli. Quegli uomini ci lasceranno in pace per un po’, o almeno lo spero…..Cosa dici? Ti fanno paura?Sai una cosa?Anche io ho paura!Ma tu lo sai perché siamo qui. Non temere, non ci vorrà molto tempo. Se solo non dovessi sopportare quello stupido di Docks!!"
Lo accarezzò e poi lo lasciò libero per terra.
"Attento dove vai, non voglio doverti cercare per tutta la nave!"
Il grosso mercantile proseguì indisturbato il suo viaggio. E i giorni trascorrevano veloci e tranquilli, per l'equipaggio e la sua ospite…….
Ma il tempo di Angel era scandito invece solo dalle visite dei suoi aguzzini. Ogni giorno infatti, qualcuno degli uomini di Docks gli faceva visita, e ciascuno di loro aveva un modo tutto suo di torturarlo.
C’era Brian , barba e capelli scuri, alto quasi due metri e tre volte più grosso di Angel, che picchiava con forza procurandogli lividi e contusioni dolorosissime.
C’era Daniel, faccia da bravo ragazzo ma cuore di pietra , che maneggiava abilmente la frusta e il coltello, e molte volte faceva di Angel il bersaglio dei suoi lanci, mentre altri scommettevano su dove avrebbe colpito…..
Skin, alto, smilzo e bandana sempre in testa, , usava invece un fulminatore elettrico e ogni volta lasciava il prigioniero in preda a tremori e a violenti spasmi.
Angel non riusciva ad opporre che una scarsa resistenza a tutte questa vessazioni, perché i suoi ''custodi'', come Docks ironicamente li definiva, si assicuravano di immobilizzarlo bene prima di avvicinarsi; sapevano che alla prima occasione avrebbe reagito e questo avrebbe significato la loro fine. E quel che era peggio era che essendo perfettamente a conoscenza della sua natura di vampiro, usavano contro di lui tutto ciò che poteva procurargli vero dolore. Una prigionia sofferta e tormentata, di cui Angel non riusciva ad intravedere la via di uscita.
Un altro problema pressante, per lui, era la fame.
Non gli fornivano il sangue necessario per nutrirsi e così era costretto, nei momenti di calma, a cibarsi dei topi che raramente gli passavano affianco, quando, sdraiato per terra, faceva finta o a volte cercava, inutilmente, di dormire. Con un balzo Angel era loro addosso e li divorava. Ma i topi non erano di suo gradimento. Ogni volta la sua espressione era sempre disgustata.
Non era la prima volta che gli succedeva, ma Angel odiava doverlo fare e malediceva in cuor suo quegli uomini che lo costringevano anche a questo.
In uno di questi momenti aveva dato uno strattone alle catene. Inutile. Poi era andato verso la parete dove erano fissati gli anelli in cui le sue catene scorrevano libere. Le aveva esaminate di nuovo, forse per la centesima volta, alla ricerca di punti deboli, ma non c'è n'erano.
Pieno di rabbia aveva cominciato a tempestare di pugni e calci la paratia, fino allo sfinimento, poi si era lasciato scivolare a terra, con le mani che coprivano il volto e la mente e l'anima in preda alla rabbia e allo sconforto.
Nessuno sapeva dove fosse. Wesley e Cordelia non potevano certo immaginare la sua prigionia e anche se lo avessero saputo sarebbe stato impossibile, per loro, tirarlo fuori da quella nave nel mezzo del Pacifico.
Cordelia, dolce Cordelia……I pensieri di Angel correvano spesso anche a lei.
Chissà se le Forze dell' Essere sarebbero così magnanime da inviarle una visione che permetta loro di salvarlo…Angel si sorprese a sperarlo. Non era giusto che lo facessero, se ne rendeva conto. Lui non era un innocente da salvare. Era solo un vampiro caduto in una stupida trappola ordita da degli stupidi umani.
In quel momento la porta si aprì. Erano Skin e Brian. Il primo aveva il fulminatore elettrico in mano, il secondo un secchio d'acqua. Brian mise in azione l'argano e le catene bloccarono Angel alla parete. Questi li provocò……
"Che c'è?…..Avete voglia di farmi il bagnetto? Era ora. In questo albergo l'ospitalità lascia un po’ a desiderare…...O pensate che io abbia paura dell'acqua?Non sono mica un gatto!"
"Fai pure lo spiritoso; non lo sai che l'acqua è la miglior conduttrice di elettricità?Vedremo se riderai ancora quando avrò finito di arrostirti!''
Dopo avergli risposto, Skin fece un cenno a Brian e questi lanciò l'acqua addosso ad Angel. Skin avvicinò il fulminatore elettrico al petto di Angel dandogli una prima scossa, abbastanza forte da farlo urlare, ma evidentemente non abbastanza da indurlo al silenzio.
"Dimmi una cosa, Skin….Come mai un vampiro come te si presta agli ordini di individui come Docks e come Ling?Degli insulsi umani. Noi vampiri siamo superiori, cosa ci guadagni? Soldi, donne, birra gratis? Sangue no .Non credo che nessuno di loro possa farti da spuntino….Eh, allora, perché non me lo dici?Sto morendo di curiosità!''
Angel guardava Skin negli occhi, con aria di sfida.
Skin , beffardo, gli rispose con un'altra scossa allo stomaco che gli fece tremare le ginocchia. Avvicinò la sua faccia a quella di Angel e con aria compiaciuta:
''A me piace la bella vita e i soldi di Ling me lo permettono. Mi lascia fare quello che voglio. Tutto quello che voglio, come torturare qualcuno, ad esempio. Certo io non devo passare il mio tempo a pentirmi di quello che ho fatto e cercare di rimediare. Quello lo lascio volentieri fare a te!''
Le scosse continuarono, estenuanti, una dietro l'altra, finché Angel non fu più in grado di riprendere i sensi e a quel punto i due uomini , dopo aver allentate le catene, se ne andarono.
Quando rinvenne, Angel venne assalito da spasmi e tremori incontrollabili, causati dalle scosse del fulminatore e da un forte dolore allo stomaco. Skin si era divertito a prendere di mira soprattutto quel punto in particolare.
Era fradicio per l' acqua che gli avevano versato addosso e non riusciva a reggersi in piedi, per cui era disteso a terra, appoggiato sul fianco destro, quando nei meandri del dolore percepì l’improvviso arrivo di qualcuno, che si avvicinava con passo leggero e cauto.
Dall’odore capì che era una donna, giovane, di pelle bianca. Poi la vide. Era mora e molto alta, quasi quanto lui. Aveva i capelli neri, mossi e molto lunghi, semilegati e profumati di rose e di muschio.
Angel non conosceva le intenzioni della ragazza perciò stava sulla difensiva. Cercò di muoversi per ripararsi le spalle contro la parete della stanza ma non ne ebbe la forza. Così rimase sdraiato sulla schiena, semiparalizzato. Lo sguardo cupo e fisso su di lei, in attesa di un qualunque gesto da parte sua. Amica o nemica?.
Lei si avvicinò ad Angel senza paura. Non le era sfuggito il suo inutile tentativo di muoversi. Per un attimo lo studiò dall'alto, poi si inginocchiò vicino a lui, posandogli una mano sulla fronte e ritraendola quasi subito, perplessa…..
Lo osservò con attenzione, nel corpo e nel viso, come per cercare di capire cosa lo avesse ridotto così. Poiché la camicia, sudicia e quasi del tutto strappata era aperta sul davanti, allungando la mano e scostandola leggermente fu facile per lei notare i piccoli segni, simili a morsi, tipici del fulminatore elettrico, disseminati ovunque, dalla cintola in su.
"Cosa vuoi da me, chi sei?'' Le chiese Angel con un filo di voce.
“Tranquillo. Non ho intenzione di farti del male. Dove senti dolore?”
La sua voce non tradiva nessun accento e non sembrava quella di una persona venuta per aggiungere altra sofferenza. Anzi fu molto dolce, come i suoi occhi azzurri.
''Lo stomaco……E' come se me lo avessero tagliato in due!''
Angel fece appena in tempo a rispondere quando una fitta molto più dolorosa delle altre lo costrinse a rannicchiarsi su sé stesso, i pugni stretti all'altezza dello sterno.
Lei sembrò capire l'entità del dolore che lo attanagliava. Si tolse la piccola giacca di cotone che indossava sopra una maglietta e gliela mise sotto la testa come un cuscino. Si alzò di nuovo e si rimise in ginocchio per terra dietro di lui, scostò la camicia che lo vestiva e gli esaminò la schiena, come cercando un punto preciso.
"Non muoverti, se puoi, lasciami fare….'' Gli disse, indugiando con lo sguardo sul bellissimo disegno tatuato sulla scapola di lui.
Con due dita della mano destra esercitò, per pochi secondi, una forte pressione in un punto preciso della sua spina dorsale, corrispondente alla penultima costola di destra, mentre lo tratteneva con il suo braccio sinistro.
Per pochi secondi Angel provò un nuovo dolore, come se una fitta gli avesse attraversato tutto il corpo. Una smorfia comparve sul suo viso, ma subito dopo avvertì un profondo sollievo. Il circolo vizioso degli spasmi era stato interrotto, finalmente, e il dolore si andava attenuando.
La ragazza lo coprì con una vecchia coperta che era lì, buttata in un angolo della stanza e si alzò per andarsene, quando Angel le afferrò la mano per trattenerla. La ragazza a quell' inaspettato contatto sussultò.
“Permettimi di ringraziarti!” La implorò Angel, con la voce già più rilassata.
Ma lei, sorridendo, scosse la testa…..
"Non è necessario. ''
Senza accorgersene, Angel scivolò in stato di incoscienza , di cui la ragazza approfittò per allontanarsi piano, cercando di non far rumore.
Qualche ora dopo Angel riprese i sensi. Un po’ confuso e dolorante cercò di mettere mentalmente a fuoco ciò che era successo. L'intervento della ragazza era stato così efficace ma veloce da non dargli il tempo di rendersene conto.
Non ricordava bene nemmeno il suo viso, per via dei sensi annebbiati dal dolore delle scosse. E per un attimo Angel dubitò che fosse stato reale.
Ma piccoli particolari lo convinsero che quell' incontro non era stato un sogno ma era veramente accaduto. Era ancora avvolto nella coperta e sotto la sua nuca sentiva ancora la piccola giacca di lei, dimenticata o forse volutamente lasciata. Era azzurra, come i suoi occhi. Quelli sì, gli erano rimasti impressi. Azzurri, di un azzurro scuro e profondo, ma vivo, quasi brillante……Se la portò al viso, percependo l'odore di lei , della sua pelle. La giacca ne era impregnata ed Angel se lo impresse nella mente, dolce e denso, contaminato dal sole e dalla salsedine.
Fu con un po’ di dispiacere che gettò quel piccolo indumento lontano da sé, in un angolo, insieme alla coperta, per non rivelare ai suoi aguzzini la visita della ragazza , certamente non autorizzata.
Aguzzini che puntualmente ritornarono, con un gatto a nove code, intinto di volta in volta nell'acqua santa. Al dolore della frustata si aggiungeva il bruciore e lo sfrigolare della pelle bagnata dal liquido benedetto. Trenta, cinquanta, cento….Angel non ricordava più quante ne avesse ricevute, prima che gli uomini di Docks si decidessero a smettere congedandosi con un colpo di mazza alla tempia e lasciandolo appeso alle sue catene, completamente sfinito.
Ed è così che la ragazza dagli occhi azzurri lo trovò, quando quella stessa notte, mentre tutti gli altri dormivano, lei decise di rivedere Angel….
Per prima cosa allentò le catene e aiutò Angel a distendersi, sostenendolo per non farlo cadere di colpo sul pavimento; a contatto con il corpo di lei , Angel sentì il suo calore e di nuovo l’odore della sua pelle…….
La ragazza gli tolse il bavaglio e gli offrì dell’acqua ma Angel la rifiutò. Con un fazzoletto umido cominciò a pulirgli la guancia sinistra dal sangue, proveniente dal taglio alla tempia, che rapidamente si era seccato, con movimenti decisi ma accorti. La sensazione di freschezza consentì ad Angel di recuperare un po’ della sua lucidità. Mentre lei gli sosteneva la testa col suo braccio, lui seguiva ogni movimento di lei, del suo viso o delle sue mani, con i suoi occhi scuri e bellissimi, dai quali traspariva un turbinio di sentimenti contrastanti….Dolore, disperazione, sorpresa, ansia, speranza.
La lasciò fare e così lei gli rinfrescò anche i numerosi e dolorosi segni lasciati dalla frusta sul suo torace, ormai del tutto nudo. E si sorprese a pensare che doveva essere una donna di una dolcezza infinita. Oltre che molto…bella.
"Perché ti stai prendendo cura di me? Posso sapere come ti chiami?''
La ragazza gli sorrise, enigmatica, ma non rispose subito alla domanda di Angel, e lui decise di non insistere. Meglio non indispettire l'unico essere davvero umano presente su quella nave.
Ma poi , finalmente, gli rivolse la parola.
''Il mio nome è Christal . Ma tutti mi chiamano Chris. E il tuo?''
''Angel, mi chiamo Angel. ''
''Bene, Angel. Perché ti fanno questo, che cosa hai fatto?''
''Niente, te lo giuro. Aiutami! ''
''“Per quale motivo Docks ti tiene prigioniero?''
''So cosa pensi, ma non sono un criminale. ''
''E cosa sei allora?” Gli chiese,decisa, fissandolo negli occhi. Ma Angel non se la sentì di rispondere alla sua domanda. Era troppo presto per poter essere sicuri che non rappresentasse anche lei un pericolo, come tutti gli altri. Anche se aveva un disperato bisogno di credere che almeno lei non fosse complice di Docks e dei suoi uomini.
'' Hai dei bellissimi occhi, non te lo ha mai detto nessuno?''
''Sì, ma tu stai evitando di rispondere alla mia domanda. ''
''No,è vero, sono molto belli!''
''Ok, vedo che preferisci non rispondermi. Questo non depone certo a tuo favore!”
”Lo so, ma ho i miei motivi, credimi. ''
''Te lo chiederò di nuovo e per l'ultima volta. Chi sei?'' Il tono di Chris era di quelli che non ammettevano un rifiuto.
''Vivo e lavoro a Los Angeles. Sono un investigatore privato, o almeno lo ero, prima di tutto questo…. ''
E le mostrò i polsi incatenati, rassegnato.
''Siamo su una nave, vero?Dove ci troviamo?”
”Sei su un mercantile, il ''Mary Belle''. E' la nave del capitano Docks. Trasporta attrezzature sottomarine dagli Usa verso la Cina.''
"E cosa ci fai a bordo di una nave come questa? Non è una nave passeggeri. ''
''Le attrezzature di questo viaggio sono del Museo di Scienze Naturali di Shangai. Devo consegnarle a Mister Ling , il direttore del Museo, insieme a dati e filmati. Io sono una documentarista…..''
''Quindi siamo diretti a Shangai?''
''Sì''
“Dritto dritto nelle fauci del lupo!''
"Cosa?Che vuoi dire? Tu conosci Ling?''
"No, ma a quanto pare, sto per fare la sua conoscenza. E' stato lui ad ordinare a Docks di catturarmi.''
''Perché?''
''Lascia perdere. Come ti sei accorta di me?”
“E’ stato un caso, a questo livello sono in pochi a poter accedere. Ieri sono scesa per inseguire un piccolo animale, il mio Perla. Ho sentito le tue grida. ''
”Da quanto tempo sei qui?”
”Non lo so….Ma credo che la nave sia partita subito dopo che mi hanno catturato. Quando mi sono svegliato, la prima volta, era già in viaggio.''
”Allora è quasi un mese, tra le varie tappe. Sei forte, un altro al posto tuo sarebbe già crollato.”
”Chi ti dice che io non stia per farlo?''
Angel era piuttosto teso, quasi arrabbiato, ma poi cercò di dominarsi. Le afferrò una spalla con forza e avvicinando il suo viso a quello di lei:
”Ti prego, devi ascoltarmi…Sei la mia sola speranza. Devi aiutarmi a fuggire da qui. Se questa nave arriverà a Shangai prima che io riesca ad andarmene, sarò spacciato. Docks non ha intenzione di consegnarmi alla polizia ma al suo vero capo, che vuol vendicarsi di me. Ling è un uomo senza scrupoli, utilizza Docks e la sua nave per importare negli Usa droga e clandestini dalla Cina. Trasporta quei poveracci nei container. La metà di loro muoiono prima di arrivare!''
''Siamo nel mezzo del Pacifico, non sfuggiresti agli squali che inseguono la nave. Non posso fare niente di più che curarti, per ora……Mi dispiace!''
Fu la risposta seccata di Chris che all’improvviso si alzò, in preda all'imbarazzo, liberando il braccio. Anche Angel si alzò in piedi, barcollando.
“Tu non mi credi, è vero?”
'' Tu mi chiedi molto. Perché dovrei fidarmi di te? Solo perché Docks ti tiene prigioniero? Per quanto ti conosco lui potrebbe anche avere un valido motivo per farlo!''
''E' vero. Lo so , non è facile fidarsi di uno sconosciuto,non è giusto. In circostanze diverse non ti chiederei una cosa simile, ma sono disperato!''
''Mi dispiace, Angel, non posso fare niente di più, per adesso! E devo andare, è tardi!”
Angel tacque, per nulla rassegnato. Aveva intuito che la ragazza non sapeva chi avesse di fronte e che probabilmente era all’oscuro di tutto, ma il non essere creduto lo ferì più di una frustata.
''Allora vattene, è inutile che tu stia qui!''
Le disse, con cattiveria e decisione, appoggiandosi dapprima con un braccio teso, poi con la schiena alla parete.
''E non tornare se non decidi di aiutarmi per davvero, non ho bisogno di un’infermiera!”
A queste ultime parole Chris si voltò, per pochi secondi, verso Angel e lo guardò in faccia, cercando i suoi occhi scuri di rabbia. Il viso di lei rivelava tutta la sua delusione per quel suo scatto d’ira. Ma non fu per quello che la ragazza con un gesto improvviso e stizzoso spinse, mentre usciva, il bottone che comandava il riavvolgimento delle pesanti catene, immobilizzandolo di nuovo alla parete. Qualcuno si sarebbe accorto della presenza di lei, se non l’avesse fatto.
Angel si pentì subito delle sue parole. In fin dei conti Chris era stata l’unica a trattarlo come un essere umano. Cercò, per l'ennesima volta, di divincolarsi dalle catene ma per l'ennesima volta non ci riuscì. Urlò per la rabbia ma poi smise. Era perfettamente inutile sprecare le proprie forze. Lo sapeva bene. La sola speranza di tornare libero era lei e lui l'aveva allontanata senza tanti complimenti. Ed ora era di nuovo solo, nella sua prigione…..
Nonostante tutto, Angel continuò a sperare che Chris non desse troppo peso alle sue parole e tornasse per vederlo, ma la ragazza non si fece viva per diversi giorni e la paura di non uscire più da quella trappola mortale lo attanagliò, togliendoli la sola cosa che riusciva a dargli un po’ di sollievo: il sonno.
Lei aveva bisogno di riflettere. La reazione rabbiosa di Angel l’ aveva colta di sorpresa e un po’ spaventata. In fin dei conti lei non sapeva chi fosse veramente.
Ma le parole di Angel continuavano a ronzarle nella testa e sembravano la conferma di quello che già il suo istinto le suggeriva . Anche di Docks non doveva fidarsi, nonostante con lei si fosse comportato, sforzandosi molto, sempre come un gentiluomo.
Così decise di appurare se il prigioniero diceva la verità.
Una notte, mentre solo il personale di guardia era in giro, Chris si intrufolò nell’ufficio di Docks e cominciò a rovistare nella pila di documenti e nei cassetti di un piccolo scrittoio.
Sedendosi sulla poltrona che troneggiava nell'ufficio, sentì uno strano gonfiore nel bracciolo destro; analizzandolo meglio notò nella parte inferiore una piccola fessura nella stoffa imbottita e infilando la mano trovò una piccola agenda in cui c’erano accuratamente segnati i viaggi effettuati dalla sua nave e ciò che in ciascuno di essi era stato effettivamente trasportato. Carichi di oppio e centinaia di persone consegnati ogni volta a Los Angeles con le stesse modalità….
Su una pagina del piccolo taccuino, Chris notò delle scritture.
<<15 marzo 2005…..carico 50…….disperso in mare….
200 anime scomparse….
18 luglio 2005….. carico 55 ……perduto…….
250 anime sparite….E' un caso…….?
13 0ttobre 2005 …….carico 75 ……..180 anime perduti…..Di nuovo lui?>>
"Angel dice la verità."
Mormorò tra di sé Chris, allegramente, perché questa scoperta confermava la fiducia che istintivamente aveva provato verso Angel appena l’ aveva visto, ma dall’altro rendeva più urgente il trovare una soluzione per tirarlo fuori dalle condizioni di prigionia in cui si trovava.
Chris rimise al suo posto l’agendina e nei giorni successivi continuò a far finta di niente con il capitano, ma di nascosto ogni notte riprese a far visita ad Angel.
''Sei venuta!Ho avuto paura che non ti saresti più fatta vedere…..''
Le disse Angel la prima volta che vide Chris dopo il loro ''scambio di opinioni ''. Cercò di sorriderle mentre glielo confessava, parlando a fatica per le cattive condizioni in cui si trovava e che lo facevano soffrire molto. Era seduto con le spalle alla parete, la faccia gonfia per i colpi ricevuti.
Chris si strinse nelle spalle e tranquillamente si accinse a spalmare sui lividi di Angel l'unguento rinfrescante che aveva portato con sé.
“Non potevo non farlo, sono l’unica che può aiutarti." Si decise a rispondergli.
Angel si sentì sollevato, mentre lei gli prestava le sue solite cure.
”Sai, mi sono reso conto di aver preteso la tua fiducia senza averti lasciato il tempo di conoscermi. Sono stato brusco. Scusami!”
”Non fa niente,posso capirti. Per te non è precisamente una vacanza.” Rispose Chris, con amarezza.
“E’ molto pericoloso venire qui, sei sicura di volerlo fare?”
“Sì, non preoccuparti per me,so quello che faccio. Non posso fare a meno di venire a vedere come stai, ho paura che possano farsi prendere la mano.”
Era sincera. Angel lo percepiva. E ne era contento.
”No, stanno molto attenti . Ling ha ordinato di non uccidermi, solo di farmi soffrire e nessuno avrà il coraggio di disubbidire. Hanno troppo paura di lui.”
"Ti tirerò fuori di qui, puoi esserne sicuro!''
Chris per un attimo si fermò e gli spiegò:
“Adesso so che hai detto la verità. Voglio aiutarti a scappare, ma dobbiamo aspettare il momento giusto, ci tengono molto a te .C'è molta sorveglianza, di sopra!”
“Perché lo fai? Voglio dire…Perché vuoi correre questo rischio?”
''Mi sembra di avertelo già spiegato! Cosa altro vuoi sapere?''
”Non hai paura della reazione di Docks? Se ti scopre qui potrebbe ucciderti!”
”Non preoccuparti per Docks, lui è un problema mio, non tuo. E poi credo che riuscirò a controllarlo. Spesso la sera mi invita a cenare con lui. Non gli sono del tutto indifferente…”
”Stai attenta, lui può essere molto pericoloso.”
''Lo so, all'inizio pensavo che fosse estraneo alle attività di Ling, ma ora so che non è migliore di lui.''
Sorridendo lusingata dalla preoccupazione che traspariva dagli occhi di Angel, Chris gli accarezzò il viso, scendendo con la mano fin sulla spalla nuda, come se con quel gesto avesse voluto ringraziarlo o forse tranquillizzarlo, per poi ritirare la mano, imbarazzata.
"Scusami,non dovevo!''
''Non fa niente, non ti preoccupare…..'' Le rispose Angel, con voce morbida e suadente, imprigionando dolcemente la sua mano tra le proprie.
Chris lo guardò, e per un attimo sembrò turbata, ma poi ritirò la mano e si alzò per andarsene. Angel fu subito dietro di lei e le afferrò un braccio, gentilmente,fermandola.
”Già vai via? Perché non resti un altro minuto?”
Aveva un’aria supplichevole….Chris ne rimase colpita, gli sorrise. Ma poi Angel abbassò la testa, un po’ mortificato.
”Mi dispiace,non ho il diritto di chiedertelo. Non mi sembri molto a tuo agio, qui.”
”Scusami, ma non è colpa tua, se è questo quello che pensi. I luoghi stretti e chiusi come questo mi mettono molto a disagio. Soffro di una leggera forma di claustrofobia. Non posso trattenermi molto a lungo…..E' come se mi mancasse l’aria per respirare!”
Angel si avvicinò di più a lei, quasi a sfiorarle il petto con il proprio, dolcemente….
”Allora vai, ma torna presto. Non sai quanto è importante vederti, per me, anche se per pochi minuti!”
Chris lo guardò sorpresa. Non si aspettava una confidenza del genere. Si guardarono negli occhi.
Poi fece un passo indietro e se ne andò ,anche se a malincuore .
In Angel si riaccese la speranza di tornare presto libero ma non solo quella. Dal primo istante in cui l’ aveva vista aveva cominciato a nutrire un’inspiegabile attrazione nei confronti di lei. Per i suoi occhi. Per il suo corpo, alto e sottile, ma terribilmente armonioso, nelle sue forme e nei lineamenti del viso.
Dal canto suo anche Chris era sempre più affascinata da quel prigioniero, che conservava la dignità e la fierezza di un principe nonostante le pesanti catene. Ed era attratta dai suoi profondi ed eloquenti occhi scuri, dalla sua voce e soprattutto dal suo corpo sempre bellissimo nonostante le torture.
Ormai era diventato un’ossessione che non le dava tregua,né di notte né di giorno, anche se lei ormai aveva intuito il perché lui non dormisse e non mangiasse mai, come mai le sue ferit